Volubile

vo-lù-bi-le

Girevole; che cambia continuamente, incostante

dal latino volubilis, derivato di vòlvere volgere, far girare.

Si dice volubile il mutevole, ciò che è in continuo cambiamento: può essere volubile l'umore dell'amica e volubile il tempo nei pomeriggi d'estate. L'etimologia ce lo descrive nella maniera più semplice: è ciò che si volge, ciò che gira.

Semplicità, spesso, è raffinatezza: quella di questa parola è una caratura e una pulizia completamente diversa dal lunatico e dal pazzerello; allo stesso tempo non ha la negatività dell'incostanza e dell'instabilità, né la geometria della variabilità. Il volubile è essenziale, quasi naturale, un'inclinazione che muta ciecamente, sia che ci parli di grandi moti atmosferici, sia che ci parli di quelli del cuore, di decisioni o di sentimenti.

È una parola che ci mette davanti allo scorrere del tempo; in un certo senso, il volubile ne è misura - così come il cielo volubile misura il passare delle stagioni. E ci fa capire quanto sia sciocco associare la tendenza al cambiamento alla leggerezza: il balzo dal sereno alla tempesta o dalla rabbia alla gioia e indietro, è massiccio come un rinoceronte.

Con un significato molto vicino a quello etimologico, poi, in botanica si dicono volubili le piante che si attorcigliano intorno a sostegni o ad altre piante, come la vite. Piante che letteralmente roteano i loro tralci finché non acchiappano qualcosa.

Ha un suono bello, liscio e leggero: il volubile non cambia con soluzioni di continuità. Non ha scalini, non ha interruzioni.

Parola pubblicata il 12 Giugno 2015

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