Voucher

vàucer

Buono, attestazione

voce inglese, derivato di to vouch 'attestare, garantire', che viene dal latino vocitare, frequentativo di vocare 'chiamare, invocare'.

Questa parola inglese sta vivendo un periodo di grande fortuna, in Italia - e merita quindi di essere osservata con attenzione.

Nonostante oggi la risonanza di questo termine sia in particolare collegata all'omonimo strumento di pagamento del lavoro occasionale (anche noto come 'buono lavoro'), ha fatto breccia nell'uso comune attraverso un settore che ha una naturale vocazione internazionale, quello del turismo. In quest'ambito il voucher è il documento che, attestando l'avvenuto pagamento, quando viene presentato permette l'accesso a quei servizi che il turista ha acquistato in vista del viaggio (albergo, ristorante, trasporto e via dicendo). Il verbo inglese 'to vouch' nasce con il significato di 'chiamare a dar prova nel processo'; tale significato, mediato attraverso il francese, trae la prima origine dal latino 'vocare' - che pianamente significa 'chiamare'.

La nuvola di sinonimi che variamente descrive il 'buono' è vasta, e più o meno tutti sono usati con una frequenza piuttosto alta: basti pensare al francese 'coupon', omologo dell'italiano 'tagliando' (in francese 'couper' significa proprio 'tagliare'), alla 'cedola', al 'buono' stesso. La connotazione particolare che si può rinvenire nel voucher, però, è precipuamente quella di attestazione che garantisce qualcosa: modernamente, il 'to vouch' inglese ha proprio il significato di 'garantire'. C'è quindi nel voucher un che di meno generico e di più probatorio - il che lo rende un termine che calza particolarmente bene i significati che normalmente gli ricolleghiamo.

È il caso di una parola straniera a cui, è vero, si può trovare facilmente un sostituto nostrano, ma che per la sua ormai vasta consuetudine risulta già ampiamente digerita - forte di una penetrazione a partire da un ambito pacificamente internazionale e di un significato decisamente preciso.

(Fra l'altro, correttamente si pronuncerebbe grossomodo 'vàuce', anche se è normale sentir dire 'vàucer'.)

Parola pubblicata il 05 Marzo 2016

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