Argento

ar-gèn-to

Significato Elemento chimico con numero atomico 47 e simbolo Ag, pregiato metallo di colore bianco, brillante e lucente, dotato di notevoli conduttività, duttilità e malleabilità

Etimologia dal latino argentum, da una radice indoeuropea ricostruita come arg- che significa ‘brillante, bianco’.

  • «Con questi capelli d'argento ho un'aria molto più saggia.»

Quando Ulisse, dopo vent’anni, fa ritorno ad Itaca, nessuno lo riconosce. Non la moglie, non il figlio, figuriamoci i Proci che vogliono soppiantarlo dal trono in contumacia e impalmare Penelope. Solo il suo cane ormai anziano, stanco, infestato dalle zecche e negletto dai servitori, scodinzola felice alla vista del suo padrone. Poi, come se fosse infine arrivato l’evento da lui tanto atteso per trovare la pace, muore. Ulisse è commosso, si asciuga di nascosto una lacrima e noi, con lui, anche più d’una.

Quel cane che tanto aveva atteso il ritorno del suo padrone aveva per nome Argo, in greco Argos, cioè bianco, splendente, lucente. Se nomen omen, possiamo azzardare l’ipotesi che il fedele loppide fosse di pelo niveo in gioventù, oppure, in modo ancor più pertinente, argenteo. Infatti Argos è fratello di argyrion, cioè argento in greco, e cugino del latino argentum, da cui il nostro argento. Il nonno in comune di tutti questi termini è una radice indoeuropea ricostruita come arg-, cioè splendente, bianco.

Le caratteristiche di candore e lucentezza sono proprie del metallo prezioso che occupa il quarantasettesimo posto della tavola periodica. Esso ha anche altre peculiarità che lo hanno reso, nei millenni, un materiale ricercato e di valore: è il migliore conduttore di elettricità e possiede malleabilità e duttilità seconde solo all’oro. Sarà forse per questo che la medaglia del secondo arrivato è d’argento?

Nei secoli gli alchimisti lo hanno apprezzato così tanto da aver pensato che il mercurio, elemento a sé stante, fosse un tipo particolare di argento: forse ipnotizzati dai movimenti bizzarri del metallo, liquido a temperatura ambiente, lo hanno definito argento vivo, e anche oggi, quando qualcuno non sa stare fermo per più di due minuti, diciamo che ha l’argento vivo addosso.

Il tintinnio degli oggetti d’argento — magari monete in una borsa — deve aver ispirato l’aggettivo argentino, che si attaglia a suoni particolarmente limpidi e brillanti: il suono dello scacciapensieri in veranda è argentino, la voce di un bebè è argentina (quando non frigna). Questo ci spinge a porci una domanda più che lecita: l’Argentina, per portar siffatto nome, è particolarmente ricca di giacimenti del pregiato metallo? E il Rio de la Plata, il ‘fiume dell’argento’, deborda di luccicanti tesori? In breve, no. Leggende, quiproquò, falsi storici e miraggi di preziosi lucenti hanno fatto sì che gli esploratori italiani, spagnoli e portoghesi che nel XVI secolo hanno affrontato le terre ignote dell’America meridionale pensassero che laggiù si trovassero miniere ricche d’argento.

L’argento, come l’oro, è diventato un archetipo nel sentire e nel linguaggio umano. È sinonimo di età veneranda e di saggezza (Silente non ha mica la barba dorata, Platone non è raffigurato mai come un giovincello di primo pelo e San Girolamo sempre ostenta un crine dalla metallica lucentezza), è simbolo di dignità e preziosità. E allora regalare il cucchiaino d’argento al battesimo del nipotino sarà un gesto carico di un alto valore benaugurale, tirar fuori le argenterie per il grande pranzo di Natale un modo per onorare gli ospiti, e classicamente pagare il dipinto con argento sonante è un attestato di stima nei confronti dell’artista.

Parola pubblicata il 17 Marzo 2024