Catilinario
ca-ti-li-nà-rio
Significato Relativo a Lucio Sergio Catilina; violento, fosco, facinoroso
Etimologia dal ‘cognomen’ di Lucius Sergius Catilina.
Parola pubblicata il 16 Gennaio 2026

ca-ti-li-nà-rio
Significato Relativo a Lucio Sergio Catilina; violento, fosco, facinoroso
Etimologia dal ‘cognomen’ di Lucius Sergius Catilina.
Parola pubblicata il 16 Gennaio 2026
E ogni tanto mettiamocelo, questo vestito buono, se no resta a muffire nell’armadio e ci facciamo sempre vedere nei nostri cenci del mucchio sulla sedia. Questa qui è una bella parola presuntuosa, fosca, ostile — diciamo pure catilinaria — che attinge a quella parte della cantina dove la lingua conserva i riferimenti più squisiti, taglienti e ricercati (qualcuno direbbe anche spocchiosi).
I cattivi non sono sempre vili e viscidi: possono essere gagliardi, eroici, perfino prodigiosi nei loro caratteri e nelle loro azioni. Tale fu Lucio Sergio Catilina — o Catilina per come ce lo rappresenta soprattutto lo storico latino Sallustio, autore di una celebre monografia sulla sua congiura.
Catilina, beninteso, non fu uno spirito delicato, dedito a seccare pansé fra le pagine dei libri per accluderle alle sue sospirose lettere d’amore. Nel 63 a.C. arrivò a tentare il colpo di Stato in armi contro il senato, per rovesciare la Repubblica — la famosa congiura di Catilina, appunto, con le uova che gli furono rotte nel paniere da Cicerone e compagnia bella.
Catilina non solo ha fallito il suo golpe, ma ha avuto la peculiare sfortuna di avere nemiche alcune delle penne più affilate della latinità, peraltro votate all’immortalità — e quindi la maschera che gli mettono addosso gli tocca per buona misura tenersela, almeno nella sfocatura della lingua. Ci basti pensare che a Palazzo Madama, sede del nostro senato, campeggia l’affresco di Cesare Maccari del 1880, in cui Marco Tullio Cicerone pronuncia nel senato romano i suoi discorsi contro un torvissimo Catilina. Irredimibile. (Quei discorsi sono le famose Catilinarie, un’altra volta vedremo meglio anche la sorte del loro nome — la ‘catilinaria’ è una veemente invettiva.)
Quando inizia a raccontarci qualcosa, nel Bellum Catilinae, Sallustio principia così: Catilina, nobili genere natus, fuit magna vi et animi et corporis, sed ingenio malo pravoque. «Catilina, nobile di nascita, fu di grande forza nell’animo e nel corpo, ma di indole malvagia e depravata». Continua con un ritratto memorabile: impetuoso e corrotto, avido e prodigo, instancabile e incostante, forte e temerario, eloquente e vizioso, incline al massacro e al lusso. Sì, sembra un personaggio di Shakespeare — e il resoconto prosegue lungamente dandogli corpo.
Il catilinario, indicando ciò che è relativo a Catilina e quindi ciò che è tipico di Catilina, prende forma coi significati di fosco, feroce, facinoroso — caratteristiche primarie del Lucio Sergio Catilina che consideriamo. Non è una parola per tutti i discorsi, certo: perché funzioni serve un retroterra condiviso su chi sia stato Catilina e anche sui suoi caratteri tramandati — roba piuttosto specifica, che non s’indovina, per cui la cultura pop non dà appigli. Ma ammessi questi contro relativi, è una parola dai significati molto vividi, romantici, quasi titanici, che afferra queste qualità in maniera più arrogante che saccente — fatto perfettamente in linea coi suoi significati.
Posso parlare dell’astio catilinario con cui non manchiamo mai di rispondere a una persona che ci ha fatto un torto; possiamo parlare della passione catilinaria dell’amico, per la quale ha compiuto anche qualche scelleratezza; possiamo parlare del tentativo di escludere certi elementi catilinari dalla discussione pubblica in paese; posso parlare di un film, o della poetica di un regista, che odio in maniera catilinaria.
È una parola sofisticata, squisita, sfacciata. Meravigliosa.