Irredimibile

ir-re-di-mì-bi-le

Che non si può redimere, che non si può riscattare

derivato di redimibile (da redimere, voce dotta recuperata dall'omologa latina col significato di 'riscattare'), col prefisso negativi in-.

Siamo davanti a una parola che sta su uno splendido crinale di ricercatezza spinta ma non eccessiva, peraltro molto adatta alla gravità di significato che, seriamente o per volgerlo in ironia, tira in ballo.

Risulta dalla semplice installazione di un 'in-' negativo sull'aggettivo 'redimibile', rispetto al quale gode di un successo decisamente maggiore: dopotutto l'irredimibile sembra molto più drammatico e accattivante rispetto al possibilismo piano e ordinario del redimibile. Chi viene così qualificato non può conoscere redenzione per le proprie colpe, non ne può essere liberato: si legge il commento di chi, qualunque sia l'esito del processo, ritiene l'imputato irredimibile, vista la perseveranza dei miei comportamenti proditori arrivi subito a considerarmi irredimibile, mentre tu, goloso irredimibile, ti denunci come il colpevole che ha mangiato il cioccolato che mi serviva per il dolce.

Se non si parla di persone ma di cose, si parla tendenzialmente di debiti (quanto sono vicini il debito e la colpa!): in particolare il prestito irredimibile è un prestito

senza previsto impegno di riscatto, che solo stabilisce la contropartita del versamento di un interesse periodico per un tempo indefinito: ha la sostanza di una rendita, se non di un'associazione vera e propria al rischio dell'impresa o dello Stato a cui è accordato.

Il tratto saliente dell'irredimibile ci porta quindi un po' oltre le colpe e i debiti: è irredimibile chi o ciò che non è suscettibile di trasformazione, chi o ciò che permarrà in modo inevitabile e minerale nella sua condizione di difetto, perfino di schiavitù (il redimere latino era anche un affrancare). Un tratto che dà a questa parola ricercata un carattere penetrante come pochi.

Parola pubblicata il 10 Giugno 2019

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