Guitto
guìt-to
Significato Attore teatrale comico; attore di una compagnia girovaga di basso livello, attore da strapazzo, buffone di bassa lega; persona povera che vive miseramente
Etimologia di etimologia dibattuta, forse dall’olandese guit, ‘briccone, furfante’, o dal nome proprio Guitto, della stessa radice di Guido.
Parola pubblicata il 30 Novembre 2025

La parola ‘guitto’ è una di quelle che, nate come dispregiativi secchi e irrevocabili, tramite una certa beffarda e ironica rivendicazione, si nobilitano e vengono poi utilizzate per indicare quanto di meglio possa esserci. Ecco perché oggi nessuno storce il naso se definiamo Anna Marchesini, Totò o Ettore Petrolini dei gran guitti. Stiamo facendo loro un complimento.
Andiamo con ordine: l’etimo è incerto, anche se bazzica il settentrione. Olandese? Forse. Lì guit sta per furfante, briccone. E a ben vedere gli attori girovaghi delle compagnie più scalcagnate e malmesse potevano rapidamente esser presi per (o comportarsi come) tali. Se invece prendiamo la teoria che ascrive il guitto al nome Guido, alle varianti Guidone, Guittone (il più famoso, quello d’Arezzo, era tutto fuorché un guitto) e alla sua origine francone o longobarda, approdiamo a Wito o Wido, legati alle radici germaniche ricostruite come widu- o wida-, rispettivamente ‘bosco’ e ‘ampio’.
Ora perché il nome ‘Guido’ dovrebbe dar luogo al guitto? In che modo l’attore di bassa lega — membro di una compagnia itinerante che al massimo della sua gloria si esibisce sulla pubblica piazza del paesello sotto l’occhio arcigno del prete che trabocca di indignazione e disapprovazione nel vedere le irriverenti capriole e parodie eseguite da saltimbanchi svergognati, né più né meno che ridicoli giullari — si lega ad un elegante nome di origine germanica? Nell’incertezza, che il meccanismo sia analogo a quello che lega ‘Maria’ al ‘mariolo’, cioè il malfattore che si spaccia per persona per bene? Chi più di un attore è in grado di spacciarsi per qualcun altro?
Se all’inizio, come dicevamo, la parola guitto era dispregiativa e serviva a dileggiare gli attori di bassa lega, in contrasto con i professionisti dei grandi teatri, che mettevano in scena le opere dei più importanti autori (e che comunque, dietro il belletto e i costumi di scena vivevano ai margini della società), è stata poi rivalutata da drammaturghi come il già citato Dario Fo, il quale ha restituito alla tradizione giullaresca la sua dignità e il posto che le spetta nella costruzione di una parte dell’immaginario collettivo teatrale, rivendicandola e anzi, ostentandola con orgoglio (e vincendoci anche un Nobel).
Certo, in origine guitti non erano affatto gli attori che mettevano in scena le opere del Metastasio. Dimentichiamoci di Sofocle e di Euripide, niente di così elevato. I guitti erano i saltimbanchi che hanno dato la carne e il respiro alla Commedia dell’Arte, gli attorucoli che spettacolo dopo spettacolo, improvvisazione dopo improvvisazione, hanno donato la vita allo Zanni, al Francatrippa, al Coviello, alla Colombina. Guitti sono i paesani che in Sogno di una notte di mezza estate vogliono mettere in scena l’amore tra Piramo e Tisbe, guitto è anche Mangiafuoco che si guadagna da vivere con la sua troupe di marionette tiranneggiate, guitto è Michael Jackson nel video di Say say say che, con Paul McCartney imbroglia la gente per vendere loro la pozione magica che li renderà arciforzuti.
Quindi sì, il guitto è anche disonesto, un po’ furfante, un briccone che non ruba di certo ma, invece dell’oro, ti darà del princisbecco. Tant’è che ha avuto anche l’accezione di persona che vive miseramente. Però ricordiamoci che era proprio uno dei più grandi guitti del nostro secolo, Gigi Proietti, a dire che ‘in teatro tutto è finto ma niente è falso’. Il guitto dice sempre la verità, ai poveri e ai ricchi, ai cittadini comuni e ai potenti, anche quando è scomodo o pericoloso. Al povero Rigoletto è per questo motivo che rapiscono la figliola, non dimentichiamolo.