Vento

vèn-to

Significato Movimento dell’aria nell’atmosfera causato da differenze di pressione

Etimologia dal latino ventus ‘vento’.

La puntata scorsa di Radici indoeuropee, se ricordate, era dedicata alla parola dente, che con il suo suffisso -nt- rimonta a un un participio verbale protoindoeuropeo, e infatti avevamo concluso che nel suo significato originario il dente è ‘quello che mangia’ o ‘quello che morde’.

Il fatto che la parola di oggi, vento, presenti di nuovo un molto sospetto -nt- dovrebbe quindi farci drizzare le orecchie. E a ragione. Anche vento, infatti, deriva da un participio.

Ma andiamo con ordine. La nostra parola italiana procede dall’accusativo latino ventu(m). Le parole comparabili con latino ventus sono... sparse ai quattro venti: sanscrito vā́ta-, avestico vāta-, antico inglese wind (esattamente come l’inglese moderno), gotico winds, antico alto tedesco wint (tedesco moderno Wind), gallese gwynt, tocario A want, tocario B yente, ittito ḫuu̯ant-, tutti col significato di ‘vento’.

Tutte queste parole sono formate sulla radice protoindoeuropea *h2u̯eh1- ‘soffiare’, che troviamo per esempio nel verbo greco ἄημι (áemi) ‘soffiare’, attraverso l'aggiunta del suffisso di participio *-nt- e, in tutte le forme tranne che in ittito ḫuu̯ant-, della vocale tematica *-o-, un suffisso frequentissimo in protoindoeuropeo per suggellare la formazione di temi verbali e nominali: una specie di fiocco sul pacco regalo. Abbiamo dunque la parola protoindoeuropea *h2u̯eh1-nt-o-, letteralmente ‘quello che soffia’, cioè il vento.

Un po' di ripasso: , scritta con questo simbolo sotto, indica una u consonantica, come quella dell’italiano uovo o dell’inglese what (anche se li scriviamo in maniera differente, se li pronunciamo sentiamo che iniziano proprio con lo stesso suono consonantico).

*h2 è invece una laringale protetica, che, proprio come quella vista la volta scorsa parlando di dente, si trova in inizio di parola seguita da una consonante. In questa posizione, le laringali non lasciano tracce nelle lingue indoeuropee che abbiamo citato. Non vedremmo dunque la laringale iniziale di ‘vento’ se non fosse per l'ittito ḫuu̯ant-: nel suono abbiamo un fedele riflesso anatolico di *h2.

Ma l'ittito ḫuu̯ant- è interessante anche per un altro verso: viene dritto dritto da protoindoeuropeo *h2uh1-ent-, un participio in purezza, quel participio di ‘soffiare’ su cui, attraverso la vocale tematica, è formato il nome *h2u̯eh1-nt-o- continuato in tutte le altre lingue. Nella parola ittita per ‘vento’ si è quindi conservata una forma più antica del nome protoindoeuropeo del vento.

Perché è interessante? Perché in questo minuto fatto lessicale si rispecchia un evento epocale,

che riconosciamo in molti fenomeni macroscopici della grammatica delle lingue anatoliche e perfino nella genetica delle popolazioni: cioè che i progenitori degli Ittiti e degli altri popoli anatolici si sono distaccati per primi dalla comunità linguistica protoindoeuropea — secondo le ipotesi più recenti avrebbero preso armi e bagagli intorno al 4500 a.C. e lasciato il Caucaso per migrare nell'odierna Turchia —, facendo delle lingue anatoliche il ramo più arcaico della famiglia linguistica indoeuropea: il ramo più alto dell'albero rovesciato.

Parola pubblicata il 02 Maggio 2026

Radici indoeuropee - con Erica Fratellini e Matteo Macciò

Con Erica Fratellini e Matteo Macciò, glottologi e indoeuropeisti, un sabato su due andremo alla scoperta delle radici indoeuropee delle nostre parole — là dove sono nati i miti, le prime tecnologie, i nomi degli animali e delle parti del nostro corpo. Un 'là' che è 'qua', così come la chioma e il ceppo sono nello stesso posto.