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Bungalow

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bùngalov – bàngalov

SignCasa a un piano, con grande gronda sporgente che ricopre le ampie verande che la circondano; per estensione, casetta costituita dal solo pianoterra, con una o più stanze con servizi, tipica dei centri vacanza

voce inglese, dall’hindi banglā, ‘bengalese’.

Paese che vai, abitazione che trovi. E questo tipo di casa ci porta direttamente in India, denominato così dagli inglesi sulla base dell’indostano banglā, letteralmente bengalese. Di norma era in questo tipo di costruzione che alloggiavano gli europei durante le conquiste coloniali, ed era tipicamente una casa sviluppata su un solo piano, dalle dimensioni non troppo estese, circondata da ampie verande ricoperte da una grondaia sporgente. Effettivamente non suona strano che un modello del genere sia poi stato importato dalle nostre parti prettamente a fini di svago e comodità, trasformandosi in un pratico casotto costruito con materiali leggeri e ormai opzione comunissima per l’alloggio in strutture quali campeggi e villaggi turistici. Le verande sono sicuramente il pezzo forte che ci permette di godere delle serate estive e che rendono il bungalow in qualche modo differente dai più generici villino e casetta, il primo dei quali, tra l’altro, probabilmente richiama ben altro tenore economico e una maggiore solidità e robustezza dell’installazione.

È curioso notare come, nonostante l’ingresso del termine sia avvenuto in tempi in cui l’adattamento anche grafico dei prestiti fosse una prassi certamente più diffusa che ai giorni nostri (parliamo della seconda metà dell’Ottocento), in questo caso abbiamo voluto conservare quella 'w' finale così atipica e ostinatamente pronunciarla a modo nostro, ovvero come se fosse una 'v'; e non dimentichiamoci che oggi la pronuncia della u traballa tra quella per noi più spontanea ed un’altra che, con una a, tenta di imitare gli anglofoni, segno che la lingua si sottrae sempre volentieri alla fossilizzazione. Ma soprattutto il bungalow ci ricorda come la lingua abbia un legame indissolubile con la cultura, il territorio e gli usi che rappresenta, e come di questo legame rimanga spesso traccia anche quando si travalicano i confini; pensiamo a come il modo di costruire le case sia rappresentativo dei vari popoli e perciò più difficile da tradurre e adattare: ne sono testimoni tanti ingressi che ben conosciamo, come ad esempio l’igloo, lo chalet o il cottage.

Con Eleonora Mamusa, linguista e lessicografa, a venerdì alterni sviscereremo un nuovo anglicismo.

Parola pubblicata il 05 Luglio 2019

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