Acrocoro

a-cro-cò-ro

Vasto altopiano

Composto col greco àkron 'estremità, punto più alto' e chôros 'regione, territorio'.

Questo termine è un conio scientifico ottocentesco, ed è splendida per vari ordini di motivi.

Tecnicamente è un altopiano vasto, con fianchi scoscesi, talvolta è corcondato o rotto da alte montagne, perfino dal corrugamento di intere catene. Descrizioni del genere hanno un che di esotico, quasi di fantastico; ma se sono acrocori il Tibet e il Pamir, è un acrocoro anche l'altopiano di Asiago, o quello di Campo Imperatore, ad esempio.

Ora, la costruzione del termine è pulita: 'regione alla sommità' - non un punto, non una vetta, addirittura una regione, un territorio. Descrizione accurata e sintetica, ma che non stupisce molto. Invece lo fa il suono. È una parola ruvida e spezzata ma ariosa, tanto che nel pronunciarla le nostre labbra non si toccano mai. Acrocoro. Ha essa stessa certi caratteri dell'acrocoro (non ultima la scarsa accessibilità), sopra cui l'aria è più sottile, il cielo è più leggero. Ci possiamo far suggestionare con qualche significato figurato: gli amici dottori in matematica chiacchierano sull'acrocoro di una materia che non arriviamo a capire, alla pensione l'amica si ritira sull'acrocoro delle sue letture, e il confronto con chi non scende dal suo acrocoro stenta.

C'è isolamento, nell'acrocoro, ma anche autonomia, libertà ampia. Non è una banale, stretta cima da eremiti.

Parola pubblicata il 04 Settembre 2018

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