Anadiplosi

a-na-di-plò-si

Figura retorica che consiste nella ripetizione, all'inizio di una frase o di un verso, di una o più parole che chiudono la frase o il verso precedente

dal greco: anadiplosis raddoppio, duplicazione.

Questa è una figura retorica estremamente interessante: l'enfasi e la forza che un discorso o una poesia acquistano grazie a questo tipo di ripetizione sono straordinarie.

Pensiamo a frasi del tipo "dobbiamo pensare ai giovani, i giovani che sono il futuro di questo Paese", "a dar seguito a quella proposta non sono certo stato io, io che fin dal principio avevo detto che era una fesseria", "fuori dalla casa c'era solo buio, un buio impenetrabile"; già considerando questi facili esempi ci rendiamo conto della portata energetica dell'anadiplosi - non per niente figura comunissima nelle concioni politiche e nelle opere poetiche. Una pausa, un'articolazione del discorso viene saldata da un concetto: il flusso di parole che segue l'anadiplosi prende la forza tumultuosa del fiume dopo la cascata, e quel concetto attira e concentra su di sé tutta l'attenzione, acquisendo un peso eccezionale.

Notiamo che si tratta di una figura retorica, per così dire, molto retorica: la sua evidenza, se non è posta in un discorso parlato ed enfatico o in una poesia calcante, può risultare ingombrante, gonfia e infelice. Si tratta, insomma, di un grande potere da usare con oculatezza.

Parola pubblicata il 13 Gennaio 2014

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