Birignao

bi-ri-gnà-o

Dizione leziosa e artificiosa, con pronuncia nasale e vocali finali allungate

voce onomatopeica, con probabile allusione al miagolio.

È sempre difficile descrivere i suoni astraendoli per iscritto, e se poi si parla di pronunce particolari la via si fa aspra. Infatti questo caso stupisce perché la semplice descrizione dizionaristica, invece, è in grado di renderci un quadro d'immediatezza solare: di che suoni si parla si capisce subito.

Il birignao è una dizione leziosa fino al ridicolo, affettata, malamente teatrale, resa con una pronuncia nasale e vocali finali allungate. Basta provare. Peraltro la sua origine onomatopeica è particolarmente raffinata, perché tesse un collegamento non scontato col miagolare del gatto - nel cui verso è facile sentire uno 'gnao' - animale nobilmente schifiltoso e di una teatralità innata, la cui imitazione (qui inconsapevole) ha come solo destino la farsa.

Paiono ere i minuti passati ad ascoltare la vecchia zia che col suo birignao ci spiega come è che va il mondo e dove sbagliamo nella vita; l'attore facilone interpreta il personaggio dell'alta società con un birignao spiccato; e lo sprezzo annoiato fa tendere le nostre parole al birignao. È una parola buffa nel suono, ma seria in ciò che implica: c'è una forte marca d'innaturalità, nel birignao, di artificiosità, di ostentazione. Nel parlato, nel recitato, nel cantato mette in fuga ogni ombra di sincerità, di autenticità. Resta una posa, sorniona e spiacevole.

Parola pubblicata il 02 Ottobre 2018

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