Colendo

co-lèn-do

Degno di rispetto e onore

dal latino colendus, gerundivo del verbo còlere coltivare, abitare, ma anche onorare.

Nel XIX secolo questa parola andava davvero forte: 'colendo' era un epiteto formale con cui ci si rivolgeva a persone venerande, degne del massimo rispetto - talvolta esagerato in 'colendissimo'. Insomma, le lettere e la letteratura di due secoli fa sono un tripudio di figuri colendi.

Ora, data la situazione, è piuttosto inutile tentare di parlare di usi correnti di questo aggettivo: va da sé che vive solo con connotati ironici. Si chiama qualcuno 'colendo' o 'colendissimo' solo per prenderlo in giro. Però il suo significato merita una riflessione per il particolare accostamento semantico da cui scaturisce: il colendo arriva ad essere colui che deve essere onorato partendo da ciò che deve essere coltivato.

Ciò che si coltiva, si abita, e ciò che si abita si pratica, e ciò che si pratica col giusto spirito si cura e si abbellisce. Ciò che si cura e si abbellisce, si onora e si celebra. E allora quella del colendo non era solo una dignità lontana, celeste. La riverenza che gli era dovuta scaturiva da una presenza radicata, di valore concreto, terrestre, come quella del grande olivo millenario.

(E forse allora, suvvia, una parola del genere si può ancora bisbigliare senza scherzare, no?)

Parola pubblicata il 08 Settembre 2015

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