Criselefantino

cri-se-le-fan-tì-no

Di statua di avorio e d'oro

dal greco: chryselephántinos, composto di chrysos oro ed elephas avorio.

È difficile pensare ad un artefatto più prezioso di quello descritto da questa parola: una statua costruita con avorio e oro - avorio per le parti del corpo nude, oro per le vesti e gli ornamenti. E tali furono alcune fra le statue greche nate per avere un prestigio supremo: parliamo ad esempio della statua di Atena Parthenos, collocata nel Partenone, e della statua di Zeus del tempio di Olimpia, una delle Sette Meraviglie del Mondo antico - costruite nel V secolo avanti Cristo. Uno fu l'autore di entrambe, il mitico Fidia: con delle tecniche originali era in grado di piegare e foggiare le liste d'avorio in forma di membra umane, che venivano così installate su una struttura, lo scheletro della statua; infine il corpo veniva coperto e ornato con drappeggi d'oro. Erano delle opere capaci di suscitare davvero quel sentimento di maestà che scaturisce dalla vista del dio che abita il tempio: non solo erano costruite con materiali preziosissimi, ma erano anche gigantesche. Zeus, assiso sul suo trono, misurava quattordici metri d'altezza - tanto che si diceva che, se si fosse alzato, avrebbe sfondato il tetto del tempio; Atena, in piedi, solo dodici.

Criselefantino (o crisoelefantino) ci arriva come una parola curiosa propria della storia dell'arte antica, e non sembra avere molti risvolti di uso pratico; ciononostante rappresenta un paradigma di pensiero estremamente importante, impressione archetipica di quella maestà che larghissima parte delle opere d'arte successive, nelle briglie del potere temporale o religioso, ha inseguito. Una maestà che oggi (e secondo il nostro metro, a ragione) pare esagerata, quasi ridicola. E allora non è poi così impensabile parlare figuratamente degli orpelli criselefantini che il grande uomo d'affari dispiega per darsi un tono, o della capziosità criselefantina di un saggio pretenzioso.

Parola pubblicata il 31 Gennaio 2014

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