Frivolo

frì-vo-lo

Vacuo, privo d'importanza, superficiale

voce dotta, recuperata dal latino frivolus, propriamente 'fragile', e quindi 'povero, misero, insignificante'. Dalla stessa radice di friare 'sminuzzare'.

Questa parola è usata spesso e volentieri, ma non è priva di una certa ricercatezza - specie se la si intende perbene.

Sappiamo che il frivolo è chi o cio che è vacuo, superficiale, futile: certi discorsi frivoli ci annoiano a morte, un gusto frivolo ha il solo spessore della moda, una persona frivola è tutta incardinata su interessi privi d'importanza. Questi sono significati a cui ricorriamo quotidianamente, ma l'origine di questa parola ci racconta una metafora tanto antica quanto brillante, che è bello tenere presente: il frivolo non è pianamente privo di sostanza, ma consiste di materia fragile. È un biscotto secco, una forma povera, che va in pezzi facilmente contro il pensiero, o già ridotta in cocci senza valore.

Infatti la miseria del frivolo, che decliniamo in assenza di serietà e profondità, in fatua insignificanza, emerge a confronto col solido, con lo strutturato, col ponderato. Possono esistere leggerezze non frivole e pesantezze frivole: il riferimento non è alla massa, ma alla debolezza. Un riferimento figurato davvero intelligente.

Parola pubblicata il 09 Novembre 2017

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