Impiccione

im-pic-ció-ne

Chi si immischia nelle faccende altrui

derivato di impicciare, dal francese antico empedechier 'ostacolare', a sua volta dal latino impedicare 'prendere al laccio per i piedi'.

Per capire bene chi è l'impiccione, si deve prima comprendere il verbo 'impicciare'. È usato in due forme.

Come transitivo, significa essere di disturbo, intralciare: togli di mezzo la valigia dal corridoio perché impiccia, la manovra del camion ha impicciato la strada per un quarto d'ora. Come intransitivo pronominale, invece, significa immischiarsi in fatti altrui: chi origlia si impiccia di affari nostri, e vuoi metter bocca? ma di che ti impicci? È proprio dall'impicciarsi che nasce la figura dell'impiccione.

Ora, questo ramo di parole scaturisce dall'immagine della pastoia, cioè del laccio che lega i piedi per impedire o rendere difficoltoso il movimento. Chi si impiccia - secondo un'immagine che tutti condividiamo - si mette appunto fra i piedi, si allaccia e disturba col suo entrante interessamento chi sta facendo altro, o questioni che non gli competono.

L'impiccione (e l'accrescitivo è eloquente) è quindi chi manifesta una tendenza a impicciarsi in maniera tenace, continua, estremamente inopportuna e importuna: in fila dal medico l'impiccione domanda a tutti delle rispettive malattie e sbircia le carte altrui; il collega impiccione ci prende il telefono per leggere i messaggi che ci scambiamo con la nuova morosa; e chi apre una domanda premettendo "Non per essere impiccione..." probabilmente lo è.

E no, non ha niente a che vedere coi piccioni. Per quanto questi pennuti sappiano essere davvero poco discreti.

Parola pubblicata il 02 Maggio 2016

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