Incondito

in-còn-di-to

Privo di grazia, scomposto, grossolano

voce dotta recuperata dal latino tardo inconditus 'scomposto, disordinato', derivato di cònditus, participio passato di còndere 'ordinare, comporre', con in- negativo.

Davanti a questa parola si hanno tutta l'emozione e le perplessità che si possono avere davanti a una parola ricercata, dotta, letteraria (che significato penetrante, ma la userò mai?). Eppure alcuni suoi parenti li conosciamo bene: qualcuno addirittura fa parte del nostro lessico fondamentale, e alla fine l'incondito è una parola più nostra di quanto ci potrebbe parere di primo acchito.

Il verbo latino còndere era (è) un verbo enorme. Un suo significato famoso è quello di 'fondare una città' — la celebre opera storiografica di Tito Livio, storico vissuto a cavallo fra I secolo avanti e I secolo dopo Cristo, è solitamente chiamata Ab Urbe còndita, letteralmente 'dalla fondazione della Città'. Ma il suo senso generale e astratto, in cui il fondare e l'istituire si specchiano, lo possiamo approssimare all'ordinare, al comporre. Fra gli esiti di questi significati c'è anche quello di riporre, di mettere via, e quindi di nascondere — azioni logicamente precedute da un raccogliere, un mettere insieme ordinato. Termini recuperati per via dotta come il recondito e giunti per via popolare come proprio il nascondere, nascono da questo importante verbo latino, seppur con mediazioni di significato che ce lo allontanano.

Nel Cinquecento invece viene recuperato l'incondito, con un senso che ci parla del còndere più da vicino: è la negazione dell'ordinato. Perciò l'incondito è lo sgraziato, il rozzo, il grossolano: perché è scomposto. Il disordine rivela mancanza di eleganza, di raffinatezza. Ma significa queste qualità in una maniera invece estremamente composta ed elegante: il suono sdrucciolo, scandito di occlusive, è molto serio e secco, e l'altezza della sua diretta ascendenza latina gli dà grazia. Si mostra più distaccato del grossolano, del rozzo, dello sgraziato, meno coinvolto nel giudizio, più equanime. Notiamo che certo, la risposta è stata incondita, ma non era priva di ragioni; con serenità stabiliamo che il lavoro incondito dovrà essere rifatto dal principio; e in una lettera incondita si possono trovare sentimenti stupendi.

Non sono pregi dappoco, questi. Certo chi non conosca questa parola e non ne immagini il significato (nemmeno le parentele qui forniscono un orientamento di massima, purtroppo) rischia di prenderla come un 'non condìto'. Ma è un rischio che si può correre: sia per vedere di nascosto l'effetto comico che fa, ma soprattutto perché se nel discorso che facciamo vogliamo significare ciò che è privo di grazia in maniera aggraziata ed equanime — se stiamo cioè facendo uno sforzo linguistico complesso — una parola più complessa ci sta.

Ma il condire c'entra? Pare proprio di no. Il verbo còndere e il verbo condìre sono due verbi latini diversi, e se il primo (che ci parla di questo 'ordinare') pare sia un derivato di dare, il secondo, col suo insaporire, resta misterioso.

Parola pubblicata il 28 Novembre 2019

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