Indigeno

in-dì-ge-no

Che è nato nel luogo in cui vive; proprio di un luogo; non importato

voce dotta recuperata dal latino indigenus, variante tarda di indigena, derivato dal tema di gìgnere 'generare', col prefisso indu-, variante arcaica di in- 'dentro'.

È molto facile ed essenzialmente corretto affermare che 'indigeno' ha una sfumatura spregiativa per via dell'ottica coloniale in cui è cresciuto: col metro dell'esploratore europeo dei tempi d'oro, praticamente qualunque comunità di antica prosapia che abitasse un luogo del mondo appena scoperto era una comunità di selvaggi. Se ci aggiungiamo l'assonanza con le Indie e gli Indiani, e il massiccio immaginario che ci è stato costruito sopra, il destino dell'indigeno è scritto. Ci può essere da notare, però, qualcosa di più sottile.

C'è da dire che questa parola viene recuperata dal latino sotto tutt'altro segno. La prima attestazione è della mano dell'arcivescovo Alessandro Piccolomini, il quale esplicita di star pescando una parola dal latino perché in italiano manca: nel suo Della instituzion morale sta facendo un discorso sulla nobiltà delle città, e afferma che l'unico parametro di nobiltà di una città è che la cittadinanza, di generazione in generazione, si sia preservata dalla mescolanza con forestieri — che insomma sia abitata da indigeni (per non aver altro vocabolo più propriamente nostro, con vocabolo latino Indigeni chiameremo). Quindi in italiano il concetto di 'indigeno' emerge non per descrivere dei curiosi poveracci incivili che vivono ai confini del mondo (sob), ma per descrivere la nobiltà della stirpe pura (doppio sob).

Oggi ci siamo affrancati dal senso di superiorità che accompagnava il termine 'indigeno', e se continuiamo a considerarlo è solo in una dimensione ridicola, ironica — perché richiamando quella vecchia immagine caricaturale del selvaggio si richiama la caricatura molto più attuale e pregnante dell'esploratore. Insomma, quando sono in trasferta e per telefono dico a mia moglie che sono all'osteria coi miei amici indigeni, non suono simpatico perché li sto irridendo, ma perché sono autoironico. In questa parola divertita (ora aggettivo, ora sostantivo) resta la normalità esperta dell'essere di un certo posto.

Così all'amico che ci segue in vacanza dove andiamo da anni mostriamo come siamo in confidenza con gli indigeni, e quando la collega viene in visita nella nostra città si affida a noi che siamo indigeni per farsi indicare i ristoranti migliori, o per scegliere i migliori pezzi di artigianato indigeno. Quando non si voglia scherzare, suona più neutro il sinonimo 'nativo', o 'autoctono'. 'Aborigeno' invece no, e racconta un'altra storia.

(Ovviamente in zoologia e in botanica 'indigeno' si riferisce a specie originarie dello stesso paese in cui si trovano: un significato scientificamente netto, intatto dalle sfumature ambigue che abbiamo visto.)

Parola pubblicata il 09 Giugno 2019

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