Landa

làn-da

Vasto territorio pianeggiante, specie incolto e disabitato; territorio desolato; in geografia, habitat in cui crescono arbusti bassi, su terreni acidi e poco fertili

dal provenzale landa, di origine gallo-germanica.

Considerare i significati che questa parola ha preso in italiano è curioso, perché è un capitolo relativamente marginale di una storia che ha coinvolto e coinvolge una miriade di lingue. Già nel vedere una derivazione etimologica del genere si può intuire che c'è qualcosa di strano: che vuol dire che ha una derivazione gallo-germanica? È la prima volta che la incontriamo.

Quelle che raduniamo sotto il nome di 'Galli' non erano popolazioni germaniche, ma celtiche, e vivevano in un'ampia porzione dell'Italia del nord e della Francia. I Romani si misurarono coi Galli durante tutta la loro storia repubblicana (quasi cinque secoli, prima di arrivare a confrontarsi con Asterix in Bretagna ce n'è voluto); con fortune alterne e grandi difficoltà li vinsero e li digerirono, e a quello che non macinò Roma pensarono poi le popolazioni germaniche, come i Franchi: delle lingue dei Galli (e a dire il vero dei Celti in genere) resta poco.

Ma ragionando dell'origine della nostra 'landa' si osserva che c'è una certa continuità nell'uso degli omologhi di questa parola fra lingue germaniche (pensiamo agli esiti moderni del tedesco Land, dell'inglese land) e celtiche: c'è un'affinità, e alcuni ipotizzano una radice indoeuropea comune. Comunque in latino si inizia a parlare di questo termine ai tempi della caduta dell'Impero d'Occidente, ed è difficile discernere i due filoni. Emerge con significati fra loro analoghi nelle nuove lingue romanze — in francese, in spagnolo, e in provenzale, da cui passa in italiano.

La landa ci parla di un territorio aperto, pianeggiante, in cui l'impronta dell'uomo non si vede: tendenzialmente è disabitata, non coltivata e anzi spesso arida. Non a caso di trova spesso qualificata come 'landa desolata', o 'landa deserta'; questo ci dà la dimensione di quanto la descrizione della landa abbia come misura l'uomo: il desolato è parente del solo, il deserto è parente del disertare. Ma non solo: oltre ad essere solitaria, ostile e brulla è tendenzialmente fredda e immota: un deserto sabbioso e caldo non lo chiameremmo così. Deve avere un che di baltico, la landa. Così durante la nevicata ci ritroviamo in una landa ignota di periferia senza sapere come tornare a casa, nel caos accaldato si sogna la dura pace delle lande siberiane, e borbottando al telefono dopo Bologna ci si lagna d'essere già in lande nebbiose.

Un termine che evoca con potenza, e s'ingentilisce appena nella sua accezione specifica, scientifica, in cui descrive non un deserto, ma un habitat di piante basse su una terra acida, poco fertile — brughiere, distese di eriche.

Parola pubblicata il 26 Ottobre 2019

Commenti