Manipolare

ma-ni-po-là-re (io ma-nì-po-lo)

Impastare, modellare; alterare, rielaborare, rimaneggiare; influenzare, condizionare

da manipolo, con probabile influsso di mano.

Se ci immaginiamo il 'manipolare qualcuno' quale esito figurato di azioni come manipolare l'argilla, e quindi come un'azione che plasma, siamo un pochino fuori strada. Anche in questo caso la via più breve non è quella giusta, e la tappa intermedia più accreditata è sorprendente.

Non ci stupiamo a leggere che il termine 'manipolo' ci parla di una manciata: è una voce dotta recuperata dal latino manipulus, un composto di manus e del tema del verbo ricostruito (cioè con tutta probabilità esistito ma non attestato) plère 'riempire'. Una 'mano piena', anzi una quantità che riempie una mano — non un sacco, non una briciola. Ora, nel latino medievale usato da medici e farmacisti questo manipulus ha acquisito un significato molto preciso: sempre una manciata, ma una manciata esatta (quasi un'unità di misura) di erbe medicinali da lavorare. Quindi il manipolare ci parla di un'azione che è più da farmacista o da alchimista piuttosto che da scultore.

Ma non è una derivazione pulita (anzi i più dotti notano molti punti di sbavatura): come avviene nel nostro lessico mentale, che ci fa subito immaginare il manipolare come un maneggiare, lavorare maneggiando e plasmando coi pollici, sul significato originale del manipolare ha subito pesato il termine mano (siamo negli ultimi anni del Seicento). Non è rimasto un 'lavorare i manipoli di erbe', ma ci ha aggiunto il profilo di un modellare, un impastare — e allora manipolo la cera per scaldarla e sigillarci un collo di bottiglia, manipolo il pongo per foggiare il tuo viso (più o meno), e la pasta frolla va manipolata il meno possibile.

In un alveo etimologico davvero simile a quello che porta il verbo fingere dal plasmare originario al simulare finale, il manipolare prende presto i significati di alterare, rielaborare, contraffare con fini poco commendevoli: pensiamo alla manipolazione di bottiglie pregiate, al modo in cui certi dati vengono manipolati, al verbale che, si scopre, è stato manipolato. Insomma, se viene messa mano non è mai per un buono scopo. E questa china sdrucciolevole porta il manipolare fino all'influenzare in maniera sottile ma determinante — al limite col manovrare. Qui si riconosce il profilo originale del 'lavorare i manipoli di erbe': chi cerca di manipolarci, suggerendoci realtà artate per suscitare reazioni previste, chi col falso e il conveniente ci fa muovere nella posizione che vuole, chi tende nascostamente i fili delle nostre amicizie e inimicizie a suo pro, non sta agendo fisicamente su di noi. Agisce con sottigliezze da alchimista, con alterazioni farmaceutiche che contraffanno percezioni e determinazioni, ci condiziona e controlla come nella discreta lavorazione di un composto.

Certo una parola complessa, ma come potrebbe non esserlo? Dopotutto, la passione per il manipolare accomuna pargoletti che non parlano e politici machiavellici.

Parola pubblicata il 10 Ottobre 2019

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