Moina

mo-ì-na

Gesto carezzevole, affettuoso, lusinghiero; specie al plurale, comportamento lezioso, sdolcinato

etimo incerto, forse voce onomatopeica che richiama il miagolìo.

La moina è il gesto affettuoso e volentieri affettato, lusinghiero con una tenue sfumatura d'insistenza, e può essere tanto una dimostrazione sincera quanto un'occhiuta blandizia.

Ora, si deve sgombrare il campo da un piccolo malinteso alimentato dalle definizioni parziali di molti dizionari: la moina è un gesto singolo, non un atteggiamento, non un modo di fare. Per salutarti ti faccio una moina, una moina insolita c'insospettisce, la moina calorosa rivela un certo interesse. (Potremmo dire che la moina è un quanto di atteggiamento.) Le moine, al plurale, sono un insieme di questi gesti singoli, e nel complesso possono costituire un atteggiamento, un comportamento. Un'accoglienza tutta moine liscia l'ospite di riguardo, le tue moine non m'incantano, e con le moine si cerca di distrarre da un problema evidente.

La parola in sé, attestata nel Quattrocento, ha una sonorità morbida e leziosa, con quel sapor di diminutivo, ma purtroppo non siamo confortati da un'etimologia certa. Le ipotesi più accreditate, comunque, sono interessanti e suggestive: la posa smiagolata della moina potrebbe scaturire dall'imitazione del verso del gatto, animale proverbialmente vezzoso, oppure potrebbe nascondere un riferimento alle monache, alterato, a cui similmente è stata attribuita una certa tendenza alla leziosità.

Sia quel che sia, la moina resta nella nostra faretra un mezzo di delicatezza rara per significare gesti e atteggiamenti di quel lusingare che, schietto o doppio, affolla le nostre quotidianità.

Parola pubblicata il 15 Ottobre 2018

Commenti