Paziente

pa-zièn-te

Incline alla sopportazione; meticoloso; malato in cura da un medico

dal latino patiens, participio presente di pati soffrire, sopportare.

L'immagine latina del sofferente ha avuto uno sviluppo molto ampio, nel paziente odierno. Fra i vari significati che questa parola ha, il più vicino alla radice sembra essere quello di ambito medico: il paziente è il malato in cura da un medico, sofferente proprio in quanto malato.

Come prevedeva il quadrifarmaco di Epicuro, se un dolore dura molto, allora è sopportabile (quindi niente paura); ed è proprio la capacità di sopportazione sfoderata dal sofferente a generare il primo significato che ha "paziente" come aggettivo. Il paziente diventa colui che, per disposizione caratteriale o per strenue volontà, affronta con tranquilla sopportazione ogni disagio e avversità - inclinazione di gran virtù. E sulla linea di questo significato, il paziente si estende anche a indicare il meticoloso, il preciso, il costante: refrattario alla noia e alla fretta, il lavoro paziente riesce lucido, puntuale e attento.

Questa parola ci dà la misura di un carattere importantissimo, che risalta molto in una società come la nostra, sofferente e poco paziente.

Nota conclusiva: il nuovo codice deontologico dei medici, approvato pochi giorni fa, tende a sostituire il "paziente" con la "persona assistita". L'intenzione è chiara: il ruolo del medico non è solo quello di intervenire a fronteggiare una patologia, ma di assistere con ampio respiro la salute e il benessere delle persone che si rivolgono a lui. Perciò la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri ha optato per il recesso di un termine che inevitabilmente richiama la sofferenza.

Parola pubblicata il 22 Maggio 2014

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