Pernacchia

per-nàc-chia

Significato Rumore volgare di dileggio fatto con la bocca

Etimologia attraverso il napoletano vernacchio, dal latino vernaculus ‘domestico’, diminutivo di verna ‘schiavo nato in casa’.

Il materiale di cui è composta questa parola è sorprendente. Oggi sondiamo il nesso che stringe la pernacchia col vernacolo.

Le compilazioni dei dizionari hanno la premura di informarci che la pernacchia è un rumore volgare — quindi, a cena con l’ambasciatore della regina, niente pernacchie. Ha fini di dileggio, di derisione, esprime disprezzo, e da un punto di vista procedurale si emette facendo vibrare la lingua fra le labbra, o le sole labbra — e in certi casi in cui l’energia dell’ingiuria è particolarmente vigorosa, anche aiutandosi con le mani. Ha grandi valori magici e apotropaici (pare) ed echeggia analoghi trilli posteriori. Tutto questo è ben noto: in effetti, impariamo a fare spernacchi innocenti ben prima che a parlare.

Il tratto volgare della pernacchia è genetico, colto nel suo nome, e su più livelli.
Infatti il napoletano vernacchio, da cui origina la parola ‘pernacchia’, continua il latino vernaculus, che aveva il significato di ‘domestico’, diminutivo di un antichissimo verna, cioè ‘schiavo nato in casa’ — di ascendenza dibattuta, forse etrusca, forse no. Col domestico s’intrecciano i significati di nostrano, di popolare, di umile e quindi di volgare: niente è più plebeo e casereccio di ciò che è relativo agli schiavi.

Questo vernaculus, veniva recuperato nel Cinquecento come voce dotta, dando vita al concetto di ‘vernacolo’ — che è proprio il nativo, caratteristico di una località, tagliato in particolare sul linguaggio e la parlata. Certo il vernacolo s’immagina colorito, vivace, spontaneo, con un’agilità d’espressione che le gessosità della lingua letteraria parlata dalla gente studiata non conosce; e però in sé è un termine di uso piuttosto alto. Coglie un tratto popolare, ma in un registro elevato, se non aulico.

Invece la parola ‘pernacchia’, da quella stessa pianta etimologica, ha subìto le meravigliose trasformazioni che toccano solo alle parole meschine: quelle passate solo di bocca in bocca per secoli, attraverso una serie lunghissima di generazioni, durante cui nessuna persona con una penna in mano le ha raccolte. La magia che è avvenuta è formidabile: le qualità del volgare vernaculus si sono incarnate. Da concetti si sono fatti gesti. Un gesto — supremo nel suo essere popolare, plebeo, domestico — ne ha acquisito il nome, alterandolo nei secoli in una maniera grottesca e viva, come grottesca e viva è l’espressione alterata di chi fa una pernacchia, in quell’intimissima mescolanza di volgare e domestico di cui fa esperienza ogni persona.

Parola pubblicata il 22 Gennaio 2022