Pirandelliano

pi-ran-del-lià-no

Significato Relativo a Luigi Pirandello e alla sua opera; che ne ricorda le situazioni paradossali e angosciose, in cui identità e verità vacillano

Etimologia dal nome di Luigi Pirandello (1867-1936).

  • «La prima riunione di condominio stata pirandelliana: l'amministratore ha dovuto chiedere i documenti, nessuno era chi diceva di essere.»

I vocabolari lo registrano dal 1925 — e nel 1925 Luigi Pirandello era lontano dall'esser sepolto nella Contrada Caos di Girgenti: aveva fondato la sua compagnia teatrale, e il Nobel sarebbe arrivato nel 1934. Pochi scrittori diventano un aggettivo; e quasi nessuno fa in tempo a vederselo cucito addosso. A lui capitò anche questo, e in effetti fu una beffa degna delle sue trame.

Il primo significato è di servizio: relativo a Pirandello e alla sua opera — le novelle pirandelliane, il teatro pirandelliano. Fin qui l'aggettivo fa il mestiere di tutti i derivati dei grandi nomi. Ma il pirandelliano ha compiuto un salto davvero raro: è diventato una categoria dell'esperienza. Diciamo pirandelliana una situazione in cui ci troviamo noi, un dilemma lo diciamo pirandelliano, un equivoco — e pur se il riferimento è relativamente dotto, chi ascolta capisce anche senza aver letto una riga di questo autore, o averne visto uno spettacolo.

Che cosa serve, perché una situazione sia davvero pirandelliana? Gli ingredienti — come vogliono tutte le ricette, pare — sono pochi ma di grandissima qualità.
Serve il dettaglio da nulla che fa franare tutto: Vitangelo Moscarda si sente dire dalla moglie, a proposito del naso, «Guàrdatelo bene: ti pende verso destra» — e da quel naso pendente frana un'identità intera, perché se gli altri vedono un Moscarda che lui non conosce, allora è uno, nessuno e centomila.
Serve la verità che non si lascia prendere: in Così è (se vi pare) un intero paese indaga se la signora Ponza sia la seconda moglie del signor Ponza o la figlia della signora Frola; quando lei infine compare, velata, pronuncia il verdetto: «Per me, io sono colei che mi si crede».
E (probabilmente, soprattutto) serve il riso che si rovescia: nel saggio sull'umorismo Pirandello descrive una vecchia signora «coi capelli ritinti, tutti unti non si sa di qual orribile manteca», goffamente parata d'abiti giovanili. Prima ridiamo; poi ci sfiora il pensiero che si conci così per trattenere un marito più giovane, e il riso si guasta in pena. Lui lo chiamava sentimento del contrario, ed è una cifra mirabile: il pirandelliano ride sempre con una crepa dentro.

Per questa sua aderenza alla complessità rilevantissima di una rilevantissima opera, i suoi vicini non lo coprono. Giochiamo subito la briscola e accostiamoci il kafkiano, nato parimenti da un grandissimo autore: condivide l'assurdo, ma adombra una macchina anonima che schiaccia dall'esterno: tace il sorriso, e tace le maschere. Il surreale scioglie la logica nel sogno, e tace il dolore, che qui invece resta sempre in scena. Il paradossale abita i manuali di logica, e tace le persone. Il pirandelliano è l'assurdo domestico — anagrafi, matrimoni, salotti, tribunali — con dentro qualcuno che si sta perdendo. Ma la beffa promessa?

Sul suo articolato paradigma i critici del tempo coniarono un sostantivo, il pirandellismo; e contro il pirandellismo protestò per primo proprio Pirandello, che lo giudicava una costruzione astratta, abusiva rispetto al suo teatro concreto. Lui aveva raccontato come gli altri ci incollino addosso una forma, e si ritrovò murato dentro un aggettivo fatto col suo nome: personaggio, lui, d'un Pirandello immaginato dai critici, multanime suo malgrado. Anche lui in cerca d'autore.

Così posso parlare del processo pirandelliano in cui ogni testimone ha una verità blindata; dello scambio di persona pirandelliano all'anagrafe; del momento pirandelliano in cui, a una cena, scopriamo che per qualcuno siamo qualcosa che non potevamo sospettare; del finale pirandelliano d'una storia in cui nessuno era chi diceva di essere.
(I bambini mi hanno visto su queste righe e mi hanno chiesto che scrivessi, e dopo aver ascoltato con aria grave la mia breve e incerta spiegazione su Pirandello e il pirandelliano, Corso mi ha fatto notare che allora lo scoiattolo Scrat de L'era glaciale lo è — e mi pare un esempio chiaro.)

È un aggettivo colto, certo, ma Pirandello è oltremodo famoso, e l'aggettivo resta ben spendibile; solo, è importante non farne un sinonimo lezioso di 'strano', se no s'inflaziona. Va speso dove c'è di mezzo un'identità che vacilla, una verità che si nega, un riso incrinato dalla pena — lì rende meravigliosamente, nell'ironia di un incantesimo che ha avviluppato il suo creatore.

Parola pubblicata il 25 Luglio 2026 • di Giorgio Moretti