Preclaro

pre-clà-ro

Illustre, insigne

dal latino praeclarus, superlativo assoluto di clarus 'chiaro, celebre, illustre'.

Siamo davanti a un latinismo lampante, voce dotta ma recuperata in tempi remoti, già nel XIII secolo. È un termine elegante e solenne, forte di un tratto peculiare: vi troviamo il vestigio di una particolare funzione del prefisso prae-. Il suo significato di 'prima, avanti', così sintetico ed eloquente, serviva anche a formare superlativi.

A facile esempio, se celsus significa 'alto, dignitoso', praecelsus è l'altissimo, il sommamente dignitoso; se dulcis è 'dolce', praedulcis è il dolcissimo, il troppo dolce. Figurarsi che perfino il summus (ossia 'sommo'), che già ha un bel profilo da superlativo, può gonfiarsi in un esagerato praesummus. Il praeclarus, invece, innalza al grado superlativo le qualità del clarus, che è chiaro, che è celebre, che è illustre (tant'è che un sinonimo quasi perfetto di 'preclaro' è 'chiarissimo'). Si può notare che nonostante la sua ricercatezza, nonostante il tono aulico che oggi giustamente percepiamo, c'è un che di naïf e di pratico in questo conferimento di valore superlativo col prae-.

Comunque, visto il quadro, 'preclaro' dovrebbe essere una parola buona solo per l'empireo di occasioni elevatissime, non meno che solenni: all'apertura dell'anno accademico intervengono personalità preclare, la ricca biblioteca conserva i manoscritti di opere preclare, e la calunnia non scalfisce un'onestà preclara. Ma però - non c'è nemmeno da dirlo - tanta dignità si volge facilmente in ironia: l'amico sta a ciondolare al bancone del bar coi suoi preclari compari bevendo un amarino dopo l'altro, durante la sagra di paese si svolge una preclara competizione di rullacacio, e riconosciamo l'abbaio preclaro del cane che fa da sentinella dell'intera strada.

Parola pubblicata il 12 Giugno 2018

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