Rantolare

ran-to-là-re (io ràn-to-lo)

Mandare rantoli, respirare affannosamente, agonizzare

etimo incerto; probabilmente è una voce onomatopeica.

L'incertezza dell'etimo, solo spiegato da alcuni con un'origine onomatopeica, ci lascia campo aperto sulla sostanza di questa parola - splendidamente espressiva e sottilmente angosciante.

In medicina il rantolo è un rumore, spesso umido, che scaturisce col respiro dai polmoni o dalla gola. Ora, questo crepitìo ansante non è buon segno, e anzi è spesso associato all'agonia: rantolando il moribondo esprime le sue ultime volontà, il marito con la bronchite rantola a letto. Il rantolare è quindi un emettere rantoli, ma la suggestione tormentosa di questo verbo invita dei notevoli usi estesi - che possiamo comprendere in un mandare suoni strozzati.

Alla fine della corsa intensa si chiede all'amico poco allenato come va, e lui rantola un «Benissimo»; se l'auto usata che intendiamo comprare una volta accesa rantola malamente, forse opteremo per non concludere l'affare; e dopo un'ora di interrogazione si iniziano a rantolare risposte sconnesse.

Una risorsa davvero elegante, che specie se estratta dal suo ambito d'origine e asciugata dai sudori freddi può risultare brillante e piacevole da usare.

Parola pubblicata il 02 Aprile 2017

Commenti