Rimpiattare

rim-piat-tà-re (io rim-piàt-to)

Nascondere bene, appiattire

composto parasintetico di piatto.

Visto il successo discusso ma rampante del bellissimo verbo 'impiattare', il primo pensiero sull'etimologia del 'rimpiattare' può essere qualcosa come "Uhm, impiattare di nuovo?". No. L'impiattare non c'entra, se non per il fatto di avere una struttura analoga: sono dei composti parasintetici, cioè che aggiungono simultaneamente a una parola ('piatto') un prefisso e un suffisso. La cosa curiosa è che togliendo o il prefisso o il suffisso la parola non esiste più: non c'è il verbo 'piattare' né il nome 'impiatto' o 'rimpiatto', c'è 'incoraggiare' ma non il verbo 'coraggiare' né il nome 'incoraggio', c'è 'accoppiare' ma non il verbo 'coppiare' o il nome 'accoppio'. Insomma, nei composti parasintetici si attaccano simultaneamente un vagone davanti e uno dietro. (Erano anni che dovevo spiegare questa cosa, credo di aver scritto 'composto parasintetico' senza chiarire che vuol dire centinaia di volte.) Comunque.

Il rimpiattare è propriamente un rendere parecchio piatto: l'atto più istintivo con cui si nasconde e ci si nasconde, cioè l'appiattire, lo stendere. Ciò che spicca e rileva si trova subito, ciò che si rimpiatta - il gatto nell'erba, la lettera fra le pagine del libro, l'uomo contro il muro - si rende invisibile nella bidimensionalità. Non è necessariamente, come spesso si legge sui dizionari, un "nascondere in un luogo angusto, segreto", anzi. Il rimpiattato è volentieri in campo aperto e nascosto solo rispetto a un certo punto di vista: il solito gatto nel prato dalla finestra si vede benissimo, il solito uomo al muro si vede male solo di taglio. Perciò c'è forse più malizia e meno studio nel rimpiattare e nel rimpiattarsi, rispetto ai sinonimi: perché ci parlano del più piccolo trucco per nascondere e nascondersi, quello che usano gli scorpioni e i bambini che giocano.

Insomma, una parola più raffinata perfino di quanto paia.

Parola pubblicata il 21 Agosto 2018

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