Tamtam

Le parole della musica

tam-tàm

Significato Strumento musicale a percussione di origine orientale; figuratamente, diffusione di notizie per via non ufficiale

Etimologia da una voce onomatopeica, introdotta in italiano dal francese, ma di origine hindi, che si riferisce a uno strumento a percussione simile al gong.

  • «Il suo nome è balzato agli onori della cronaca dopo il tamtam sui social.»

Fuori dagli usi figurati, conosciamo il tamtam come una percussione usata per trasmettere messaggi, tipicamente in situazioni impervie, dove internet e cellulari proprio non vogliono saperne di funzionare. Da qui è nato l’uso corrente nella lingua comune, che gioca sulla reiterazione della sillaba onomatopeica per indicare il rimbalzo della notizia da una parte all’altra. Perciò, l’inaspettata promozione del collega che avviene a Ferragosto, quando gli altri sono in ferie, prima di essere ufficializzata al rientro dalle vacanze è già sulla bocca di tutti grazie al tamtam diffuso con ogni possibile mezzo.

Tuttavia, la parola trae origine dal nome dato a uno strumento orientale, dal suono e dall’aspetto diverso da quello di tamburi e tronchi cavi sedimentati nella memoria collettiva. Il tamtam introdotto nelle orchestre occidentali è infatti un grosso disco metallico che era utilizzato negli ensemble strumentali cinesi e dell’Estremo Oriente. Il nome tamtam ha origine onomatopeica e deriverebbe da una voce hindi.

Questo grande piatto dal bordo poco profondo, produce un bellissimo suono impreciso, cioè a intonazione indefinita, diverso da quello del gong (altro strumento d’origine orientale, dal malese gong) che invece è intonato.

Gong e tamtam sono talvolta intesi come sinonimi, anche perché inizialmente non esisteva uno standard e i tamtam variavano per forma e dimensioni; dalla fine del XIX secolo s’iniziò a distinguerli. I crescenti scambi con le culture asiatiche aiutarono infatti a comprendere meglio le differenti tipologie di questi strumenti e i relativi stili esecutivi.

Il gusto per l’esotismo indusse alcuni musicisti europei, soprattutto francesi, ad accogliere molte ‘nuove’ percussioni nelle loro composizioni. Il timbro del tamtam fu inizialmente sfruttato per la sua capacità di suscitare una certa inquietudine. Il suo ingresso solenne nell’orchestra classica si deve infatti a François-Joseph Gossec, che nel 1791 l’adoperò sin dalle prime battute della sua Marche funèbre per Honoré Gabriel Riqueti, conte di Mirabeau. Gossec fu un protagonista della musica parigina per circa mezzo secolo, e infuenzò molta cultura musicale europea.

Difatti il tamtam entrò a far parte dell’organico orchestrale de La Vestale di Gaspare Spontini (1807), della Norma di Vincenzo Bellini (1831), della Sinfonia n. 6 di Pëtr Il’ič Čajkovskij (1893), e poi delle composizioni di Mahler, Elgar, Ravel, Puccini, Stravinsky…

Ma nonostante il suo esordio funereo in orchestra, il tamtam si liberò presto dall’aura lugubre che rischiava di portarsi dietro. Divenne anche espressione di potenza, talvolta benigna, piegandosi alle esigenze del compositore. Con un uso prosaico, fu impiegato per annunciare sonoramente l’ora del pasto sui transatlantici e nei grandi alberghi.

Dal punto di vista organologico è un idiofono a percussione che si caratterizza per la sua lunga coda sonora (è la vibrazione che segue il suono prodotto dal colpo vero e proprio). Viene percosso con una mazza rivestita in feltro o in lana, o qualche volta con bacchette felpate.

Com’è facile immaginare, tamtam e strumenti affini furono usati pressoché ovunque sin dall’antichità. Nel 1598 vennero pubblicati ad Amsterdam i resoconti di viaggio nelle Indie orientali di Williem Lodewijckz, dove sono descritti gong e bonang dell’isola di Giava. Questi strumenti potrebbero essere gli stessi grossi piatti metallici appesi, raffigurati nel Theatrum Instrumentorum di Michael Praetorius (1620), che però sono definiti ‘americani’ e usati, secondo la didascalia, come campane.

Sembra insomma che in Occidente il termine sia stato inizialmente acquisito senza comprendere bene il suo significato originario, tanto che alla fine dell’Ottocento venne esteso alle percussioni africane, probabilmente basandosi sulla corrispondenza tra la sonorità della parola e il suo significato presunto; quest’ultimo uso è quello rimasto nell’idioma comune. Dopotutto, il tamtam/gong non emette un ‘tam-tam’, come invece fanno timballi e tamburi colpiti ripetutamente, e a cui siamo stati abituati da tanta iconografia.

Tam Tam, immagine n. 82 dalla serie Musical Instruments, litografata da Schumacher & Ettlinger (New York) nel 1888 per la marca di sigarette Duke.
The Metropolitan Museum of Art

Parola pubblicata il 07 Aprile 2024

Le parole della musica - con Antonella Nigro

La vena musicale percorre con forza l'italiano, in un modo non sempre semplice da capire: parole del lessico musicale che pensiamo quotidianamente, o che mostrano una speciale poesia. Una domenica su due, vediamo che cos'è la musica per la lingua nazionale