Prosaico

pro-sà-i-co

Di linguaggio comune, non elevato; materialistico, limitato, privo di tensioni poetiche, ideali, spirituali

derivati di prosa, dal latino: prosa (oratio) (discorso) in linea retta, da prorsus che va in linea retta, da un precedente proversus, composto da pro avanti e versus vòlto.

Rispetto alla sublime levatura della poesia, la prosa si è storicamente ritrovata in una posizione quasi di dovuto disprezzo - simbolo di quelle necessità della vita che vanno dritte dove devono andare, aliene ai sentimenti, orbe di spirito, che guardano la materia trascurando l'altissimo.

Oggi non è più così, anzi è più facile trovare prosatori sublimi che poeti decenti - pur rimanendo la forma stessa della poesia, il suo codice, il suo linguaggio, enormemente superiore a quello della prosa: così il prosaico resta ciò che viene detto o scritto in maniera ordinaria, quotidiana, senza balzi di spirito, senza sferzate di poesia.

Sarà quindi prosaico un commento basso o insulso ad un film; sarà prosaico uno slogan non particolarmente alato; sarà prosaico un politico che fonda la propria campagna su interessi.

Parola pubblicata il 31 Dicembre 2011

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