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Tenue

tè-nue

significato

Esile; rarefatto; lieve; esiguo; irrilevante; modesto

etimologia

voce dotta recuperata dal latino tenuis ‘fine, sottile; piccolo’, dalla radice indoeuropea *ten- ‘tendere’.

  • «C'è ancora una tenue possibilità di successo.»

È una di quelle parole a cui, volendo, si possono collegare venti accezioni. Cerchiamo la radice da cui tutto si dipana, facciamole giustificare il grosso del nostro uso e vediamo dove è che ci possiamo spingere.

Tenue è un aggettivo corrente ma di grande delicatezza. Anzi diciamo che sul delicato si sovrappone abbastanza bene — ma parte già in latino indicando piuttosto l'esile, il sottile, il fine. Splendidamente, è ricostruito che giunga a questo significato da una radice che significa il tendere: ciò che viene teso si assottiglia. E teniamocelo qui, questo tenue stiracchiato e sottile — peraltro giusto parente del tenere (che tendendo tiene fermo), come del tenero (che è sottile e giovane) e del tono (tensione della corda).

Il tenue non ci si proietta in mente con una forma precisa. Ci arriva piuttosto annebbiato, attutito e scontornato. D'altro canto gli impieghi più consueti mica convergono su una figura calcando i passi. Parliamo di luci tenui che sono soffuse nella sala del ristorante, del colore più tenue che abbiamo preferito per il salotto; parliamo del tenue profumo di rosa di un balsamo, del sapore tenue del formaggio fresco che ci piace mangiare d'estate; parliamo della tenue speranza che rimane, del tenue parallelismo fra due vicende che vengono spesso confrontate; parliamo dei tenui indizi che stanno indirizzando le indagini, e della particolare tenuità di un fatto di reato.
Siamo più sullo sbiadito, sullo scialbato. Siamo sul debole, e le espressioni sono piuttosto ossificate.

Ma riprendere in mano il senso originario ci può rendere un po' di versatilità — non ci rende solo il perché diamine un intestino sia tenue (in sezione ha un diametro inferiore a quello del crasso).
Certo, parlare dei tenui alberelli che ripopolano il fianco del monte dopo il taglio periodico può suonare strano, qui ci torna di più l'esile. E sentire Galileo che ci parla di come l'aria sia più tenue dell'acqua, anche se ha pienamente senso, suona parecchio insolito. Ma già il cromatismo di tenui nubi nel cielo pare più dritto, il sottile si fa rarefatto e impalpabile. E pensiamo di udire un tenue vocìo dalla strada, com'è — esile, stiracchiato, ma non lamentoso come il flebile. E però una critica tenue non ha la mitezza carezzevole del blando: la sua scarsa efficacia si impernia su un tratto gracile, pallido, sommesso.

È una parola che ci comunica un punto estremamente interessante: spesso abbiamo idea che sia meglio una parola più precisa, più incontrovertibile, più univoca — contro la parola vasta e generica, che è meno ficcante. Invece, la parola sterminata, con accezioni ramificate a perdita d'occhio (molte delle quali disusate e sorprendenti) sa tenere tutto in comunicazione in un labirinto speculare di corrispondenze, dove a contare è la sfumatura più tenue.

Parola pubblicata il 06 novembre 2026 · di Giorgio Moretti

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