Tribolare

tri-bo-là-re (io trì-bo-lo)

Come transitivo tormentare, affliggere; come intransitivo soffrire, penare

voce dotta, dal latino tribulare 'calcare, opprimere, affliggere', da tribulum 'trebbia'.

Questa parola, che oggi ci appare piuttosto ricercata, per lunghi secoli è stata bollata come triviale ("Oooh" di sorpresa).

In effetti l'origine del tribolare è agricola, etimologicamente affine al 'trebbiare'. Il tribulum era infatti un attrezzo agricolo, una lastra di pietra con un lato reso tagliente che veniva premuta e trascinata sulle spighe dei cereali per separarne i grani dalla paglia. Vista l'azione compiuta dal tribulum, non stupisce che il tribulare abbia acquisito i significati di calcare, opprimere, affliggere. E buona parte della fortuna di questa parola si deve alla sua ricezione nel latino ecclesiastico. Ma ancora nel Settecento non pareva un termine buono per la poesia.

I significati di questo verbo hanno delle sfumature davvero vaste. Si può dire che sì, si tratta invariabilmente di qualcosa che ha a che vedere con l'infliggere un tormento, o un patire una sofferenza, ma di specie e gradi dei più vari: sono tribolato da un ginocchio ballerino e dolorante, il giudizio altrui mi tribola sempre; il nonno finisce di tribolare (non è morto, è guarito), tribolo a lungo per trovare la soluzione del problema, il cucciolo turbolento mi fa tribolare.

Una parola dal suono brillante, versatile e sempre utile.

(Peraltro ricordiamo spiacevolmente anche il tribolo, strumento bellico impiegato in ogni epoca per tribolare l'avanzata e i movimenti del nemico, costituito da un chiodo a quattro punte - gettato a terra - di cui una rivolta sempre in alto, offerta al piede, alla zampa, allo pneumatico. Ahia.)

Parola pubblicata il 08 Novembre 2017

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