Troll

tròl

Nelle credenze popolari nordiche, creatura maligna in forma di gigante o di gnomo che vive in luoghi solitari; online, persona che disturba, sabota le discussioni

voce norvegese, dall'antico nordico troll.

Dalle creature ambigue che s'incontrano nelle foreste della Scandinavia a quelle che s'incontrano nelle foreste della rete il passo non è breve né univoco, ma è affascinante.

Si trova spesso detto che i troll sono figure della mitologia norrena, ma si deve convenire su che cosa si intende per 'mitologia': in questo caso, forse, le narrazioni fantastiche che riguardano queste creature vanno piuttosto inquadrate come folclore, come credenze popolari. Infatti non hanno un significato religioso particolarmente evidente e strutturato, si trovano richiamati in tradizioni differenti, disperse, e con tratti dei più diversi - e infatti è piuttosto difficile dire che cosa sia un troll. Diciamo che tante volte è una creatura di grandi dimensioni, antropomorfa e maligna (tipo un orco), che teme la luce del sole e vive in luoghi sperduti - volentieri irsuta, nasuta e dotata di coda, e poco vispa; almeno, così è di solito recuperata nelle narrazioni fantastiche dei nostri tempi. Ma a seconda del racconto il troll può anche essere bonario e beffardo, può essere piccolo come c'immaginiamo uno gnomo - diciamo che in realtà è una parola che poteva indicare in genere il soprannaturale. Fino a poco tempo fa, in tutte le sue varietà, il troll era ovviamente relegato nel mondo della fantasia.

Però verso la fine degli anni Ottanta, forse all'inizio dei Novanta, questo nome inizia ad essere usato (in inglese) nelle comunità online per indicare utenti che, per ingenuità ignorante o soprattutto per deliberato intento di disturbo, minano il regolare svolgimento di una discussione con interventi fuori luogo, privi di senso, provocatori, offensivi. Insomma, sono le persone che per incomprensione delle dinamiche della conversazione in rete o per sabotarla violano il Principio di Cooperazione di Grice (Fornisci il tuo contributo così come è richiesto, al momento giusto, dagli scopi condivisi o dalla direzione del discorso in cui sei impegnato). Ricostruire una figura unitaria del troll online, così come ricostruirne una unitaria del troll norreno, è impossibile: è un fenomeno complesso.

Ciò che è molto curioso è che probabilmente i due troll si sono avvicinati solo a valle: online il verbo inglese to troll non è stato dapprima inteso come un 'comportarsi da troll', ma nel significato di 'pescare muovendo la lenza' (di qui l'etimo sarebbe lungo, è probabile un'ascendenza tedesca mediata dal francese antico troller, il vagabondare del cacciatore, che intravediamo anche nel moderno trôler). Nella discussione il troll non nascerebbe quindi come l'essere malevolo e fetente della leggenda, ma come l'essere malevolo e fetente che cerca di chiappare all'amo, di adescare, e quindi di far deragliare il discorso - essere tutt'altro che fantastico. Ma le immagini convergono ed ecco il troll.

Però, nel mondo della rete, dove come in un bosco oscuro abitato dagli spiriti ci muoviamo da soli fra voci e apparizioni, quando s'incontra qualcuno d'incognito che cerca di esercitare un potere malevolo per intenti imperscrutabili, è bello riconoscervi i tratti di un mostro degli antichi racconti del nord - minaccioso, sgradevole, misterioso e di cui è difficile liberarsi, e che in fondo è egli stesso solo in balia della propria rozza natura.

Parola pubblicata il 14 Gennaio 2019

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