Verbatim

ver-bà-tim

Significato Parola per parola, riportato in maniera completamente fedele

Etimologia voce del latino medievale, avverbio derivato di verbum 'parola'.

I latinismi crudi hanno sempre un sapore intenso e netto. Questo anche perché, per quanto crudi (cioè non adattati) rispetto all’italiano, sono tendenzialmente termini che in latino hanno subito una cottura molto lunga, millenaria, e hanno quindi maturato aure e significati precisi — anche se alla fine, vedremo, questo caso è un po’ particolare.

Il verbàtim è un avverbio che oggi torna molto utile. Infatti viene impiegato per chiarire come una citazione sia stata riportata con fedeltà ed esattezza, parola per parola — parolamente, verrebbe da tradurre in un eccesso di letteralità.

Si sa che spesso le citazioni vengono smussate, addomesticate, rimpastate, riviste: niente di nuovo sotto il sole, a volte è mera questione di agilità o incomprensione — quando non c’è malizia. Ma oggi abbiamo dei mezzi tali per cui il numero di persone che possono trascrivere e ridiffondere una citazione alterata — che sia di cronaca, di storia, di letteratura — non è più vasto, ma totale. E dato che le sole virgolette non sono una sufficiente garanzia di fedeltà (quanti virgolettati rimaneggiati si incontrano?), un termine che, per un testo citato, sia un ulteriore e impegnativo marchio di aderenza, si rivela una risorsa interessante al fine di mettere in luce la premura che si ha nel riportare la citazione, di sottolinearne la fedeltà.

Così possiamo riportare verbàtim allo zio quello che ci hanno detto in enoteca sul vino che ci hanno venduto, mentre lui scuote la testa perché a detta sua ci siamo fatti fregare; si può mettere l’esponente di spicco davanti a delle sue dichiarazioni miserabili snocciolate verbàtim; e l’amica sa sempre citarci verbàtim i passaggi dell’ultimo libro che ha trovato più impressionanti. Ma in maniera meno discorsiva si può anche applicare a mo’ di etichetta fra parentesi: nella deposizione il testimone afferma “Veniva da di là, da destra” (verbatim).

Così il ‘verbatim’ finisce per somigliare al collega ‘sic’, che ha il suo habitat naturale proprio fra parentesi: (sic). In effetti il loro significato converge: il verbatim è un ‘parola per parola’, il sic un ‘proprio così’ — e si usa ad esempio quando riporto un passaggio dell’intervista al venditore, in cui dice che l’attività va “a gonfie mele” (sic). Cambia lo spirito della notazione: il ‘sic’ rileva una stranezza, un errore, dichiarando che la citazione fedele è corretta così, e non si tratta di uno sbaglio di chi la riporta. Il ‘verbatim’ invece è più liscio, non adombra errori o bizzarrie, si limita ad affermare la fedeltà della citazione.

C’è però un’ultima questione curiosa, nella storia di questo termine millenario. L’uso in Italia è attestato per la prima volta nel 1989, in un articolo di Repubblica scritto da Guido Almansi. Anche se oggi è molto diffuso anche da noi, specie nell’uso burocratico e giornalistico, è all’estero che ‘verbatim’ ha avuto successo nei secoli scorsi, non in Italia. Figuriamoci, nel ‘78 fu chiamata Verbatim un’azienda californiana, presto diventata giapponese e ancora in auge, produttrice di memorie digitali — che evidentemente promettono la più grande fedeltà.

Parola pubblicata il 06 Maggio 2021