Voluttuario

vo-lut-tuà-rio

Non necessario, superfluo; volto a soddisfare i piaceri

dal latino tardo voluptuarius, alterazione del latino classico voluptarius, derivato di voluptas 'piacere, voluttà'.

Il ramo della voluttà, del piacere intenso che scaturisce dalla soddisfazione delle pulsioni sensuali, in questa parola trova degli esiti particolarmente netti.

Di base il voluttuario sarebbe giusto ciò che è volto al puro piacere: posso dire che il mio interesse circa una certa questione storica è solo voluttuario, nella scelta del ristorante mi rimetto al giudizio dell'amico esperto di vita voluttuaria, e si minimizza dicendo che sì, durante la serata sono state assunte sostanze voluttuarie. E così questa parola appare gagliarda, facendo del piacere una materia piena e studiosa.

Ma il significato con cui questo aggettivo è più usato è quello di superfluo, di non necessario - il che inquadra la voluttà in un paradigma preciso di vanità secondaria. I beni voluttuari si contrappongono classicamente a quelli di prima necessità, nel periodo di magra tagliamo le spese voluttuarie, gli acquisti voluttuari sono volentieri gravati d'imposte più alte. Qui la voluttà prende un profilo sterile, perfino burocratico. Ed è un peccato che il campo sia quasi tutto suo: vale la pena cercare di ristabilire la gradevolezza del voluttuario - che non descrive come il voluttuoso una quantità di voluttà, bensì una funzione di voluttà. Mica male.

Parola pubblicata il 25 Settembre 2017

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