Zangola

zàn-go-la

Strumento per fare il burro sbattendo la panna; catino, mastello; pitale

voce settentrionale, di etimo incerto. Forse da zana 'cesta'; forse da una radice indoeuropea comune al sanscrito gargaras 'strumento musicale, zangola'.

Questa parola emerge misteriosamente dalle nebbie del tempo: possiamo solo dire che si tratta di una voce che nasce nell'Italia settentrionale. Ma ebbene, si rivela davvero fertile di significati.

Propriamente la zangola sarebbe lo strumento tradizionale con cui si produce il burro: consiste in un recipiente da riempire di panna, la quale poi ivi, con meccanismi più o meno ingegnosi, più o meno efficienti, viene sbattuta vigorosamente fino ad essere burrificata. Ad esempio, uno dei tipi più classici di zangola è una botticella alta e stretta, con un manico che vi entra dall'alto e che, spinto su e giù, muove uno stantuffo.

Il termine 'zangola' è però passato a indicare una grande varietà di contenitori, come catini e mastelli, che col burro non hanno poi molto a che fare - probabilmente per l'eccellenza e la consuetudine antica del recipiente della zangola burrificatrice. Ricorrente è l'uso di questo termine a indicare il catino per l'ammollo del baccalà, ma il profilo che prende è davvero generico, e può abbracciare ciotole, mastelli, insalatiere e via dicendo. Tanto è generico che, ai tempi in cui si usava, 'zangola' era anche uno dei nomi del pitale, ossia del vaso da notte.

Parola pubblicata il 01 Giugno 2017

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