Zavorra

za-vòr-ra

Insieme di pesi sistemati su navi, aerei e macchine ed equipaggiamenti da lavoro per migliorarne la stabilità; peso inutile, ingombro

dal latino: saburra, legata a sabulum sabbia.

L'uso comune figurato che si fa di questa parola non rende giustizia all'oggetto che significa: infatti è normale intendere per "zavorra" un peso inutile, che è solo d'impaccio. Quindi il fratello maggiore non vorrà portare fuori con sé il fratellino perché è solo una zavorra; il gruppo di ciclisti sarà zavorrato da un elemento decisamente fuori allenamento; e lo studente si porterà nello zaino un'ingombrante zavorra di libri dalla dubbia utilità.

Ma la zavorra nasce molto tempo fa come oggetto di utilità fondamentale: probabilmente si deve tornare indietro nella nostra storia fino all'invenzione della vela come sistema di propulsione, ottomila anni fa, o ai primi pescatori subacquei, o ai primi lavori di ingegneria. La zavorra è quel peso che, prima che fossero svelati i misteri della gravità e della spinta di Archimede, intuitivamente veniva impiegato per dare stabilità alle imbarcazioni, specie quando prive di carico, o per equilibrare macchine da costruzione, o per scendere più facilmente sott'acqua. Certo, la zavorra non è un materiale di pregio che abbia valore in sé - ed è un peso di cui all'occorrenza ci si libera. Ma è un peso che dà equilibrio - e perciò non si tratta di un ingombro inutile. La zavorra di una responsabilità impedisce di sfarfallare e mantiene orientati; la zavorra di un ricordo può essere limitante, ma ci potrà anche conferire saggezza e prudenza; la zavorra di un valore farà camminare in maniera meno rapida e smaliziata, ma inarrestabile.

Parola pubblicata il 18 Settembre 2013

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