Zecca

Parole semitiche

zéc-ca

Acaro ematofago vettore di diverse malattie; stabilimento statale dove si stampano banconote, si coniano monete, si producono valori bollati

nel primo significato, dal longobardo zëkka, legato ad una radice di ceppo germanico occidentale tik che significa ‘pungere’; nel secondo dall’arabo sikka che significa ‘conio, stampo per battere monete’.

Di zecche ne esistono due. La prima è perniciosa e minuscola ed il suo nome proviene dal longobardo zëkka e se la trovi addosso al tuo cane bisogna far bene attenzione a staccarla con delle pinzette speciali. La sua prima attestazione in italiano risale al XIII secolo. Interessante notare come in tedesco la parola sia così simile a quella italiana, zecke. C’è questa radice germanica, tik, che è associata al verbo ‘pungere’ e che ha avuto un’interessante diffusione: ha dato infatti vita a zecke in tedesco, zecca in italiano, tique in francese, tick in inglese; non stupisce, visto che nel passato questo minuscolo essere è stato causa di alcuni dei più micidiali flagelli come il tifo, la febbre tifoide, encefaliti… tutte le lingue unite contro quel fatale morso della creaturina ematofaga! La seconda zecca, invece, riguarda il denaro e, come molti termini antichi legati al commercio e agli scambi, ha origine araba. La sua radice è s – k – k

Questa parola in particolare è entrata in italiano grazie alla dominazione araba in Sicilia: già in documenti del XIII secolo compare infatti il termine ‘sicla’, usato per indicare l’edificio dove si battevano monete. Il passo da ‘sikka’ a ‘sicla’ è ancora sotto esame da parte degli accademici, in ogni caso la parola si diffuse piano piano nella penisola, salendo in latitudine fino ad arrivare in Toscana nel XIV secolo. Oggi la usiamo sia per indicare il luogo fisico dove il denaro è prodotto, sia in espressioni un po’ cristallizzate come ‘nuovo di zecca’ o ‘oro zecchino’. Lo zecchino fu una moneta d’oro battuta a Venezia, chiamata così in sostituzione del ‘ducato’. La si incontra spesso ne “La locandiera”, commedia di Carlo Goldoni in cui il ricco Conte d’Albafiorita spende e spande zecchini d’oro per conquistare la bella e arguta Mirandolina, e nelle avventure di quello sprovveduto di Pinocchio, quando i due furbacchioni Gatto e Volpe lo convincono a seminare i suoi zecchini d’oro, ricevuti da Mangiafuoco, nel Campo de’ Miracoli al Paese dei Barbagianni. E come dimenticare il concorso canoro dell’infanzia “Lo zecchino d’oro”, con Topo Gigio, Mago Zurlì e la maestra del Piccolo Coro dell’Antoniano, Mariele Ventre? In tempi più recenti, la zecca di stato che ha ricevuto più visibilità è quella spagnola, con la serie televisiva “La casa de papel”. Insomma, la zecca e lo zecchino fanno parte del nostro quotidiano da secoli, ma son nati dalle carovane che attraversavano i deserti e che animavano lande sterminate e aride con i traffici vivi e brulicanti dei mercanti arabi, grazie ai quali mille e una meraviglia sono entrate in Europa.

Un’ultima curiosità: il ‘siclo’ era un’antica moneta ebraica, derivata da un’unità di peso di dieci — tredici grammi. Ecco perché la valuta corrente di Israele si chiama shekel, in effetti. Inoltre, non deve stupire che il peso e la moneta siano così strettamente connessi: lira e libbra provengono dalla stessa radice latina, libra, cioè ‘bilancia’. E se per caso volete acquistare un abito di lustrini per andare in discoteca a Londra o a Parigi, chiedete di un ‘dress with sequins’ o di ‘une robe à sequins’. Anche i lustrini, infatti, vengono da sikka!

Parola pubblicata il 22 Novembre 2019

Parole semitiche - con Maria Costanza Boldrini

Parole arabe, parole ebraiche, giunte in italiano dalle vie del commercio, della convivenza e delle tradizioni religiose. Con Maria Costanza Boldrini, dottoressa in lingue, un venerdì su due esploreremo termini di ascendenza mediorientale, originari del ceppo semitico.

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