SignificatoVirtù di moderazione nel soddisfacimento dei propri desideri, istinti, bisogni; moderazione, misura, controllo
Etimologia voce dotta recuperata dal latino temperantia, derivato di temperare ‘mescolare in giusta proporzione’.
Se Giustizia, Prudenza e Forza (per non dire Fortezza) sono virtù rimaste presenti e trasparenti nella considerazione comune, la Temperanza, che sarebbe la quarta del quartetto delle virtùcardinali, si è fatta più desueta, tant'è che a differenza delle altre... va spiegata. Vorrà dire qualcosa? Nel dubbio, sentiamo meglio che cosa ci rappresenta.
La temperanza è mutuata dalla temperatia latina, che deriva dal verbone temperare; come ci è già capitato di annotare, il suo significato è ‘mescolare in giusta proporzione’, e quindi 'stabilire una misura'. Il suo riferimento, primo ed eccellente, è alla mescolanza del vino con l'acqua, che così stemperato veniva moderato, mitigato.
Ora, già gli antichi ce l'avevano con il giusto mezzo che è via di virtù, e in questa prospettiva, ancora parte dell'idea condivisa di virtù, la temperanza ha qualcosa di particolare che riesce a valorizzare.
Di parole per dire questa cosa qui, per significare questa capacità di moderarsi, ne abbiamo diverse, dalla lunga storia e ben caratterizzate, nonostante convergano. Si vede che è qualcosa di importante. Abbiamo la morigeratezza, che agganciamo bene a comportamenti onesti che danno forma alla condotta di vita (si compone in origine di mos 'costume' e gerere 'condurre', e il morigerari è dapprima un 'compiacere', un 'essere accondiscendente' che giunge alla moderazione). Abbiamo la moderazione stessa, che si fonda sulla profonda vastità concettuale del modo, anche in maniera ellittica, e non priva di sfumature (dal moderato al modesto il passo è breve). Abbiamo la continenza, meno battuta ma bellissima, che si orienta tutta in negativo, nella vigile imposizione di un limite, che è controllo e compressione. E poi abbiamo il bel dittico di sobrietà e frugalità, col primo corno che rifiuta l'ebbrezza, col secondo che s'impernia su una semplicità parca.
La temperanza, forse meglio delle sue alternative, sa affondare nell'interiorità. Si estrinseca anche in comportamenti, certi, ma ha una dimensione anche intima che investe non solo pulsioni, ma anche giudizi, posizioni. Difficilmente dirò che hai giudicato con moderazione, e figuriamoci con morigeratezza o continenza. Invece posso giudicare con temperanza — e il giudizio è una manifestazione di una misura, di una mescolanza che non dissocia gli opposti. La temperanza non è negativa, non è catena o museruola, non stima l'aderenza a una canone di comportamento; valorizza il controllo ma anche l'energia controllata. Un giudizio che si distingue per temperanza (per restarci sopra) non è solo cauto o morbido, ma di una complessa giustizia; la temperanza di una condotta di vita non ci dipinge una parca modestia, ma un giusto controllo, lontano da esagerazioni scomposte e però ben soddisfacente; la temperanza di linguaggio non è levigata, pia e delicata come la moderazione — conserva lo spigolo, se è adatto. Come vale per le altre virtù cardinali, la temperanza è forma delle altre tre virtù — un equilibrio che è giusto, prudente e forte insieme. Richiami alla temperanza possono essere molto, molto eloquenti.
Se Giustizia, Prudenza e Forza (per non dire Fortezza) sono virtù rimaste presenti e trasparenti nella considerazione comune, la Temperanza, che sarebbe la quarta del quartetto delle virtù cardinali, si è fatta più desueta, tant'è che a differenza delle altre... va spiegata. Vorrà dire qualcosa? Nel dubbio, sentiamo meglio che cosa ci rappresenta.
La temperanza è mutuata dalla temperatia latina, che deriva dal verbone temperare; come ci è già capitato di annotare, il suo significato è ‘mescolare in giusta proporzione’, e quindi 'stabilire una misura'. Il suo riferimento, primo ed eccellente, è alla mescolanza del vino con l'acqua, che così stemperato veniva moderato, mitigato.
Ora, già gli antichi ce l'avevano con il giusto mezzo che è via di virtù, e in questa prospettiva, ancora parte dell'idea condivisa di virtù, la temperanza ha qualcosa di particolare che riesce a valorizzare.
Di parole per dire questa cosa qui, per significare questa capacità di moderarsi, ne abbiamo diverse, dalla lunga storia e ben caratterizzate, nonostante convergano. Si vede che è qualcosa di importante. Abbiamo la morigeratezza, che agganciamo bene a comportamenti onesti che danno forma alla condotta di vita (si compone in origine di mos 'costume' e gerere 'condurre', e il morigerari è dapprima un 'compiacere', un 'essere accondiscendente' che giunge alla moderazione). Abbiamo la moderazione stessa, che si fonda sulla profonda vastità concettuale del modo, anche in maniera ellittica, e non priva di sfumature (dal moderato al modesto il passo è breve). Abbiamo la continenza, meno battuta ma bellissima, che si orienta tutta in negativo, nella vigile imposizione di un limite, che è controllo e compressione. E poi abbiamo il bel dittico di sobrietà e frugalità, col primo corno che rifiuta l'ebbrezza, col secondo che s'impernia su una semplicità parca.
La temperanza, forse meglio delle sue alternative, sa affondare nell'interiorità. Si estrinseca anche in comportamenti, certi, ma ha una dimensione anche intima che investe non solo pulsioni, ma anche giudizi, posizioni. Difficilmente dirò che hai giudicato con moderazione, e figuriamoci con morigeratezza o continenza. Invece posso giudicare con temperanza — e il giudizio è una manifestazione di una misura, di una mescolanza che non dissocia gli opposti. La temperanza non è negativa, non è catena o museruola, non stima l'aderenza a una canone di comportamento; valorizza il controllo ma anche l'energia controllata. Un giudizio che si distingue per temperanza (per restarci sopra) non è solo cauto o morbido, ma di una complessa giustizia; la temperanza di una condotta di vita non ci dipinge una parca modestia, ma un giusto controllo, lontano da esagerazioni scomposte e però ben soddisfacente; la temperanza di linguaggio non è levigata, pia e delicata come la moderazione — conserva lo spigolo, se è adatto.
Come vale per le altre virtù cardinali, la temperanza è forma delle altre tre virtù — un equilibrio che è giusto, prudente e forte insieme. Richiami alla temperanza possono essere molto, molto eloquenti.