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Batracomiomachia

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ba-tra-co-mi-o-ma-chì-a

SignLotta delle rane e dei topi; contesa vana, futile e ridicola

voce dotta, recuperata dal greco Batrachomyomachía 'battaglia delle rane e dei topi', titolo di un poema greco di genere epico-comico del VI secolo a.C. e tradizionalmente attribuito a Omero; è un composto di bátrachos 'rana', mys 'topo' e máche 'lotta'.

Gonfiagote, re delle rane dello stagno, incontra sulla riva Rubamolliche, figlio del re dei topi Rodipagnotte. Con l'immediato attrito che ci si aspetta fra teste coronate, Rubamolliche vanta le leccornie che lui e i suoi sono in grado di procurarsi fra gli umani; Gonfiagote lo rintuzza: non sa quali sono le meraviglie dello stagno. Insiste per farselo salire in groppa e fargli fare un tour delle acque, e Rubamolliche, sconsiderato, non ci pensa due volte. Quando sono nel mezzo delle acque appare una biscia mostruosa che spaventa Gonfiagote. Subito s'inabissa per sfuggirle, e il principe topo affoga lanciando una terrificante maledizione. La scena, vista da un suddito roditore da riva, viene riferita a re Rodipagnotte, che straziato dal dolore richiama il parlamento e lo muove a guerra contro le rane traditrici. Vengono spezzati baccelli e indossati come schinieri, indossate armature di pelle di gatto, elmi di noce, affilati gli aghi di bronzo, e inviato l'araldo. Ricevendo l'ambasceria, Gonfiagote nega pubblicamente ogni responsabilità: lo sciocco topo voleva nuotare ed è annegato da sé. Però le rane si preparano, attenderanno i topi e cercheranno di affogarli tutti, intanto con foglie di bietola e di cavolo fanno armature e scudi, calzano caschi di chiocciola, aguzzano lance di giunco. Gli dèi non parteciperanno parteggiando per una o l'altra fazione: i topi rosicano le loro offerte e i paramenti dei templi, le rane li tengono svegli la notte. Inizia la carneficina, i topi rapidamente si mostrano in vantaggio, ma lo stesso Zeus, mosso a compassione dall'imminente fine delle rane, interviene prima cercando di fermare lo scontro con un fulmine, poi richiamando in soccorso delle rane i granchi, che corazzati mutilano i topi finché non sono costretti alla ritirata.

Questo è lo svolgimento della Batracomiomachia, che gli antichi attribuivano a Omero. L'epica, in uno scontro così piccolo e insignificante di fronte alle altezze umane, si fa comicità. Infatti la batracomiomachia, lasciato il significato specifico (impiegato però anche nei titoli di altre opere, come i Paralipomeni alla Batracomiomachia di Leopardi) diventa la contesa non solo vana e futile, ma ridicola.

È però una parola da usare con ironia. Infatti la sofferenza delle rane e dei topi del racconto è autentica, e con un certo occhio anche la peggiore guerra umana può essere una batracomiomachia nello stagno: senza ironia diventa facilmente una parola superba. Così chi vuole trar vantaggio da un conflitto dissimula il suo interesse affermando che non c'è motivo di intervenire nelle batracomiomachie, il dittatore che copre una repressione armata può presentare uno scontro come una batracomiomachia di nessun conto, e il nuovo candidato si presenta come un'alternativa alla batracomiomachia fra i vecchi.

Se usata, pretende di essere il baricentro della frase. È ingombrante, anzi sesquipedale, eppure raffinata. E molto potente.

Parola pubblicata il 25 Giugno 2019

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