Trapelare

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tra-pe-là-re (io tra-pé-lo)

SignFiltrare, penetrare

composto di tra attraverso e pelo inteso come metafora di un crepa sottile.

È curioso come una singola parola possa sintetizzare un'immagine complessa: qualcosa filtra attraverso interstizi, crepe o pori. La minuzia del pelo viene presa a paradigma per le minuscole aperture attraverso cui, figuratamente o meno, qualcosa può passare: l'acqua trapela dal vaso di coccio o dalle trame della ghirba, la luce trapela dagli scuri fessurati, il vino trapela dalla botte vecchia. E per estensione, il segreto trapela dal muro del silenzio, il sentimento trapela da un'espressione seria, la notizia trapela dal riserbo. In questa sua sintesi si rivela essere una parola aggraziata, compassata, contenuta, così come è il trapelare.

Questa parola, per altre vie, prende anche un altro significato, meno comune: il servire di rinforzo. In questo senso deriva dal latino [protelum], lo sforzo degli animali che tirano il giogo, diventato [trapelo] per metatesi - cioè per inversione di due sillabe: il trapelo è l'aggiunta al giogo di un altro animale, che funga da aiuto. Ad esempio si può parlare di una compagnia teatrale trapelata quando agli spettacoli di questa partecipi eccezionalmente un attore celebre, al fine di migliorare e rendere più appetibile lo spettacolo; allo stesso modo un festival provinciale può essere trapelato da una partecipazione prestigiosa, e una cena modesta potrà godere del trapelo di un vino straordinario.

Parola pubblicata il 25 Gennaio 2014

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