Antitetico

an-ti-tè-ti-co

Significato In antitesi, opposto, contrapposto

Etimologia voce dotta recuperata dal latino tardo antitheticus, dal greco antithetikós ‘contrapponibile’, da antíthesis ‘opposizione, contrasto’, derivato di thésis ‘posizione’ col prefisso anti- ‘contro’.

  • «Sono due posizioni antitetiche, ma possiamo accettarlo.»

Se c’è l’antitetico ci sarà anche il tetico, no? E anzi capire il tetico dovrebbe essere imprescindibile per capire l’antitetico, giusto? Giusto, tendenzialmente. Ma l’antitetico è un termine con un’allure speciale.
Ha senz’altro il pedigree di un’alta e nobile famiglia filosofica, e oltretutto è evidentemente un anti-, un contrario; eppure sa entrare nei nostri discorsi senza portarsi dietro per forza tutto l’ingombro del suo albero genealogico — insomma, ha il sangue blu ma è alla mano. Al contrario, ad esempio, proprio del tetico.

‘Tetico’ è un grecismo passato attraverso il latino tardo e recuperato come voce dotta: deriva da thetikós, aggettivo fondato su thésis (da cui naturalmente la nostra multiforme ‘tesi’) e che avrebbe tutta l’ampiezza di significato di un ‘relativo alla tesi’, ma che finsice per concentrarsi su degli usi specialistici. In musica e nella filosofia idealista, come anche in logica, trova un bello spazio, identificando tempi, fasi dialettiche, giudizi.
Ad ogni modo, dal rapporto tesi-tetico, traiamo che l’antitetico dovrebbe essere qualcosa di relativo all’antitesi, quindi.

È un ‘quindi’ giusto, ma facciamo (ancora) questo rilievo. L’antitesi sa aprirsi ai contesti non tecnici: può essere una mera contrapposizione, senza eccessive profondità filosofiche o retoriche. Ma è questo il nobile lignaggio a cui appartiene. Ha una consistenza che è principalmente e immediatamente filosofica (anche per l’antitesi l’idealismo si sdilinquisce) oppure retorico (noi l’antitesi l’abbiamo trattata in passato proprio in quanto figura retorica). L’antitetico sviluppa questo carattere formidabile: ha un significato semplice. Può dirsi antitetico ciò che costituisce tecnicamente un’antitesi filosofica o retorica, certo, ma è un richiamo non così marcato. Anzi l’estensione generalista che ce lo mostra come ‘opposto’ o ‘contrapposto’ è decisamente robusta, nell’uso. E così arriviamo alla situazione per cui un nobile termine di antichissima famiglia greca, filosofica e retorica, entra nei nostri discorsi. E lo fa dando loro un tono, certo, ma senza troppe pretese, senza le forche caudine di significati specifici che possano essere padroneggiati solo con un retroterra culturale di caratura non piccola.

Posso parlare di come io abbia difficoltà ad accettare opinioni antitetiche alla mia; i giornali, parlando della persona in vista, indugiano sui suoi comportamenti antitetici ai principi che dichiara di difendere; e due inclinazioni antitetiche mi lacerano. Poi naturalmente, in senso più tecnico, posso parlare di come due enunciati siano antitetici, o di come un film sia giocato su parallelismi antitetici.

Il tratto nobile e ricercato del termine resta. Pur significando qualcosa di semplice, si affranca dai riferimenti più prêt-à-porter di opposizioni, contrapposizioni e contrari. Però non mostra particolare snobismo: davvero una bella risorsa.

Parola pubblicata il 07 Dicembre 2023