Benpensante

ben-pen-sàn-te

Chi adotta il modo di pensare ritenuto migliore, o quello preponderante; conservatore

composto di bene e pensante.

Questa parola significherebbe un attributo buono e auspicabile: il pensare bene, il modo di pensare più equilibrato. Ma non è così. Infatti, ironicamente, il benpensante è colui che adotta il modo di pensare più largamente condiviso, dominante - con un riflesso decisamente conservatore. Una parola che oggi suona un po' rétro, richiamando alla mente conflitti sociali dei decenni passati.

Va sottolineato quanto sia necessario tenere presente il senso ironico di questa parola: quello che di primo acchito è un così bel significato non deve essere pervertito stabilmente senza intento ironico. Benpensare è una cosa bella, e solo il fertile strumento dell'ironia - consistente nel ribaltamento di un significato - può metterne in luce i profili critici, propri di situazioni in cui la giustezza di un modo di pensare si riduce nella condivisione acritica di un alveo di pensiero. Quindi si può parlare dei benpensanti che difendono la funzione retributiva della pena confondendo punizione ed espiazione, del benpensante che è certo del modello su cui deve convergere la famiglia, dei benpensanti che parlano per luoghi comuni colti dai titoli dei giornali.

Insomma, una parola usata per indicare il male del proprio significato primo, e perciò splendida, ma tragica quando usata seriamente, senza ironia.

Parola pubblicata il 26 Settembre 2014

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