Collaudo

col-làu-do

Verifica sperimentale compiuta su impianti, costruzioni, macchinari volta ad accertare se siano idonei all'uso e abbiano i dovuti requisiti; esame, prova sperimentale

derivato di collaudare, dal latino collaudare 'riempire di lodi', composto da cum- e laudare.

Alle volte le parole ti sanno prendere in contropiede.

Il collaudo è una verifica sperimentale: giustamente la colleghiamo a un universo serio, imprenditoriale, tecnico, normativo, pragmatico, in cui vengono compiuti esami volti a vagliare l'idoneità di un manufatto ai suoi scopi, la sua conformità ai termini di un contratto, alla legge. Ma l'azione da cui il nome del collaudo scaturisce è semplice e inattesa: il ricoprire di lodi.

Il collaudo non è una prova grigia, compiuta con tecnica priva di emozioni: nel collaudo, insieme alla concentrazione, c'è gioia, fervore, l'aspettativa del poter lodare con forza il pregio di un lavoro.

Anche per questo il collaudo è volentieri usato in senso figurato: quando dico che questa domenica la nuova formazione della squadra avrà il suo collaudo, quando affermo che per la cena importante preparerò dei piatti che hanno già superato il collaudo, quando parlo della convivenza come collaudo della coppia, ciò che faccio è dipingere una verifica gratificata o che vuole esser gratificata dal successo - e su tale verifica pesano trepidazione prima e soddisfazione e sicurezza (se tutto va bene) poi.

Un termine comune, ma cifra di una poesia immediata e intelligente.

Parola pubblicata il 19 Novembre 2016

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