Dicevole

di-cé-vo-le

Conveniente, adatto, che si addice

dal latino tardo decìbilis, derivato di decère 'convenire'.

Curioso: padroneggiamo 'disdicevole' ignari del fatto che nasce come contrario di 'dicevole'.

Certo non è una parola di uso comune, anzi appartiene a un registro elevato, addirittura letterario. Però ha dei pregi pragmatici da non sottovalutare: molto agevolmente, anche chi non la conosca, comprende che cosa significa. E il ribaltamento di significato rispetto al più noto 'disdicevole' sa prendere piacevolmente di sorpresa. Quindi è sì una carta rara e ricercata, ma ciò nonostante è facilmente spendibile.

Va notato che non ha niente a che fare col 'dire', anche se lo evoca all'orecchio; ha invece la stessa radice del decente. Infatti il dicevole non è che il conveniente, ciò che si addice, l'adatto: il bambino mostra un atteggiamento dicevole e leale davanti alla sconfitta, la ragazza chiede dicevoli libertà, e col freddo si gradisce una dicevole tisana.

Una parola esemplare della potenza dell'eleganza.

Parola pubblicata il 14 Dicembre 2016

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