Dipresso

di-près-so

Nella locuzione "a un dipresso", all'incirca, pressappoco

composto di di e presso.

Quando si ha una corposa nuvola di sinonimi e locuzioni usuali che denotano il medesimo significato, perché rivolgersi a un'espressione desueta? "A un dipresso" lo è davvero, e per quanto abbia una forma familiare è facile che non sia conosciuta. Ma il perché c'è - e per chi conosce l'importanza delle sottigliezze linguistiche è ghiottissimo.

Rispetto alle espressioni simili che si posso usare e che si usano risulta più delicata, più sospesa: avverbi come 'approssimativamente' sono più prosaici; il circa e l'incirca descrivono un intorno quasi geometrico; il suppergiù è colloquiale, e un po' buffo. Invece il riferimento al 'presso', cioè a ciò che è vicino, stretto, accosto, senza quella specificazione un po' didascalica del 'poco' del 'pressappoco', ottiene un risultato più pulito, semplice, lieve, senza sbavature: è di presso.

Così alla cena mi pare che ci fossero a un dipresso venti persone; l'imbocco della via si trova a un dipresso dove vedi quell'albero; e certi tratti di una cultura lontana possono somigliare, a un dipresso, a certi della nostra. E ricordiamo il magnifico, dolcissimo uso che ne fa Palazzeschi nella sua poesia "Rio Bo".

Tre casettine

dai tetti aguzzi,

un verde praticello,

un esiguo ruscello: Rio Bo,

un vigile cipresso.

Microscopico paese, è vero,

paese da nulla, ma però…

c’è sempre disopra una stella,

una grande, magnifica stella,

che a un dipresso…

occhieggia con la punta del cipresso

di Rio Bo.

Una stella innamorata!

Chi sa

se nemmeno ce l’ha

una grande città.

Parola pubblicata il 22 Giugno 2016

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