Duna

dù-na

Altura sabbiosa instabile ammassata dal vento nei deserti e sulle coste sabbiose

dal medio olandese dūne 'altura'.

Questa parola nasconde degli scarti d'immaginario splendidi: come possono essere diversi, i monti di sabbia ammucchiati dal vento.

Se sentiamo parlare di dune, la sonorità morbida, scura del termine, con la voluttà di consonanti che chiamano ai denti la punta della lingua, ci fa subito pensare alla sensualità magrebina di dune del deserto, a un erg sabbioso a perdita d'occhio, arroventato dal sole o inargentato dalla luna, ad atmosfere torride, profumate d'incensi, speziate e riarse, alle notti d'Oriente. E be', senz'altro quelle sono dune. Ma non è un termine che nasce nel deserto.

In medio olandese dūne significa 'altura', e ha una probabile origine celtica; già nel suo passaggio in francese dune (non più tardi del XIII secolo), si è definito come 'colle di sabbia', e da lì diventa un termine internazionale. In italiano lo recepiamo nel Cinquecento. Ebbene, quindi il riferimento originale della duna non è il luogo su cui si staglia il profilo della carovana di dromedari, ma è la costa fredda del Wattenmeer, i cui banchi di sabbia macinata dall'acqua si ammassano sotto l'azione del vento, sono le spiagge della Normandia, gli estuari atlantici. Nome popolare, poi nome scientifico, ha avuto fortuna universale: ma come possono essere diversi, i monti di sabbia ammucchiati dal vento.

Ah, per chi ritenesse 'duna' un esterismo poco commendevole, ci sono sempre sinonimi di gagliardo sangue italico, come 'tombolo'. Ma se dico che la mia bella, giungendo al mare, scendeva discinta dalla duna, suscito un effetto; se dico che veniva giù dal tombolo, un altro.

Parola pubblicata il 08 Novembre 2018

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