Discinto

di-scìn-to

Di abito, sciolto, aperto, che lascia scoperte parti del corpo; di persona, scomposta, disordinata, succinta

propriamente, participio passato di discingere, voce dotta recuperata dal latino discingere, derivato di cingere con dis- negativo.

Per la verità il 'discingere' latino aveva dei tratti più innocenti: era un allentare, uno sciogliersi la cintura che, al di qua di ogni allusione lubrica e salace, è il segno universale del mettersi comodi. Tant'è che anche gli altri suoi significati, come l'infiacchire, lo sventare, il disarmare, consolidavano il nesso fra la cintura stretta e l'attività - i latini non la smettono mai con le suggestioni quotidiane e intelligenti.

Ora, certo anche il nostro discinto, participio passato del nostro discingere, può portare il segno della comodità e dell'agio. La domenica mattina me ne sto discinto in giardino, e saluto senza pudicizia i vicini che passano fingendo di non vedermi. Ma è difficile che possa prescindere, se non da un vero prurito sessuale o da allusioni e procacità, almeno da un giudizio di verecondia. Insomma, il discinto non è mai solo comodo. E finisce per distinguersi poco dal succinto, suo fratello nel 'cingere', che parimenti sa essere malizioso.

La comodità si fa disordine, l'agio si afferma scomposto: disordine e scomposizione nell'abito prendono i significati del licenzioso, dell'aperto. L'amica pudica si domanda sempre se quello che le lascia le spalle scoperte non sia un abito troppo discinto per l'occasione, il collega crede d'essere tanto più irresistibile quanto più discinto, e l'incontro inatteso con la persona che ci fa battere il cuore, discinta in un momento di tranquillità, ci ingombra d'emozione.

Quanti significati, intorno a una cintura!

Parola pubblicata il 20 Settembre 2018

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