Salutare

Scorci letterari

sa-lu-tà-re (io sa-lù-to)

Rivolgere a una persona formule o gesti di amicizia, di rispetto, nel momento in cui la si incontra o la si lascia; accogliere; abbandonare; fare visita; acclamare

dal latino salutare 'augurare salute', ma anche 'acclamare, visitare, adorare', derivato di sàlus 'salute'.

L'augurio convenevole che riguarda la salute non ci stupisce: dal 'salve' allo 'stammi bene' ne usiamo comunemente una batteria notevole. Ed è così da tempo immemore. Non stupisce quindi che l'intero genere di formule e gesti con cui accompagniamo l'incontro e la separazione porti il nome del salutare.

Ciò che invece è stupendo è l'articolata ricchezza di significati di questo verbo al di là della formula e del gesto di saluto, polarizzati giusto nei momenti del ritrovo e del commiato. Saluto la primavera con gioia e buoni propositi, saluto l'arrivo degli ospiti, la città saluta i soccorritori: così è un accogliere, fino all'acclamazione. Saluto la compagnia quando mi appresto a un lungo viaggio, saluto la prospettiva ormai sfumata: così è un dare l'arrivederci o l'addio.

Il nocciolo invariabile del significato di 'salutare' sta nel suo essere un atto di rispetto, di riconoscimento: nel salutare vediamo e diamo valore a chi o ciò che salutiamo. In questo senso emerge con forza il 'salutare' nel senso di 'visitare': se passo a salutare (momento breve, in cui giungo e riparto subito), il mio è un atto di cortesia semplice e intensa, se non di omaggio. Anche se, in effetti, questo verbo ha il profilo di un'enantiosemia in cui alternamente coesistono l'arrivo e l'abbandono: il giocatore saluta la nuova stagione calcistica sia quando firma il contratto nella fremente aspettativa generale sia quando gli saltano i legamenti.

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(Dante, Ne li occhi porta la mia donna Amore, nella Vita nova)

Ne li occhi porta la mia donna Amore,

per che si fa gentil ciò ch’ella mira;

ov’ella passa, ogn’om ver lei si gira,

e cui saluta fa tremar lo core,

sì che, bassando il viso, tutto smore,

e d’ogni suo difetto allor sospira:

fugge dinanzi a lei superbia ed ira […]

Quel ch’ella par quando un poco sorride,

non si pò dicer né tenere a mente,

sì è novo miracolo e gentile.


La Vita Nova, opera giovanile, è in sostanza l’antefatto della Commedia, poiché narra la nascita dell’amore per Beatrice.

Dante la incontra la prima volta a nove anni, e subito ne è innamorato perso. Per anni, però, la ammira a distanza, sempre impacciatissimo. È anche un po’ ridicolo, povero Dante, tanto che le amiche di Beatrice si prendono volentieri gioco di lui.

Alla fine capisce che il suo amore non potrà mai essere ricambiato; ma in fondo poco importa. Esso rimane un’esperienza essenziale e trasformante: diventa il perno di una “Vita nuova”, improntata a una lode grata, stupita, e totalmente gratuita. Questo sonetto ne è un esempio.

Beatrice diventa così l’emblema di una bellezza salvatrice, umana e divina al tempo stesso. La sua anima è tanto pura e autentica che anche un semplice saluto sulle sue labbra non è più una convenzione. È veramente un augurio di salute: ossia una partecipazione alla sorte dell’altro, nutrita di rispetto e tenerezza. Diventa, persino, uno strumento di salvezza: rende i cuori più “gentili”, e li fa vergognare dei propri difetti. Perciò ogni uomo prima si volta a guardare Beatrice e poi, ricevuto il suo saluto, abbassa gli occhi impallidendo (“smore”), con insolita timidezza.

Certo, è una descrizione idealizzata, piena di topoi letterari. Ma è anche nutrita dalla diretta esperienza di un innamorato timido, per il quale il saluto – unico filo che lo legasse all’amata – ha assunto, nella sua banalità, un peso specifico enorme.

Peraltro anche per noi sarebbe interessante recuperare il senso forte del “buongiorno” che diciamo usualmente; e portare così, ovunque andiamo, l’amore “negli occhi”.

Non parliamo poi di quando al saluto si aggiunge un sorriso. Lì lo sguardo innamorato – e perciò più acuto – di Dante coglie una bellezza tale che non sembra appartenere a questo mondo. Un “miracolo” impossibile da spiegare a parole, ma che il cuore riconosce subito.

Parola pubblicata il 22 Gennaio 2018

Scorci letterari - con Lucia Masetti

Con Lucia Masetti, dottoranda in letteratura italiana, uno scorcio letterario sulla parola del giorno.

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