Enteogeno
en-te-ò-ge-no
Significato Sostanza psicoattiva, specie usata tradizionalmente in contesti religiosi e spirituali
Etimologia dall’inglese entheogen, composto dagli elementi greci en- ‘dentro’, theós ‘dio’, -genés ‘che genera’.
- «Pare sia una popolazione che fa ampio uso di enteogeni, quella del quartiere.»
Parola pubblicata il 06 Gennaio 2026 • di Giorgio Moretti
È un carisma davvero eccezionale. Quando siamo in cerca di una veste alta e nobile per il concetto nuovo che vogliamo far muovere nel mondo, riportiamo i nostri passi alle eloquenti rovine del greco antico, scegliamo qualche elemento (sempre i soliti, alla fine, come davanti a qualunque armadio), e ci componiamo la parola che a cazzotto pare giusta. Funziona quasi sempre.
‘Enteogeno’ è una parola che non si trova ancora sui dizionari, ma da qualche anno circola con convinzione sempre maggiore — calco dell’inglese entheogen, che gira dalla fine degli anni ‘70. Non è chiaro se si possa parlare di una singola paternità di un onomaturgo (un’attestazione indicata in modo ricorrente come prima è da un articolo del Journal of Psychedelic Drugs risalente al ‘79, firmato da Ruck et al.); in ogni caso è chiaramente congegnato per evitare gli stigmi già maturati da termini colleghi come gli omologhi di ‘allucinogeno’ e ‘psichedelico’. Dopotutto, quel carisma del greco che dicevamo è uno dei più uniformi fra i denominatori comuni dell’immaginario occidentale.
La composizione è semplicissima: en-, col significato di ‘dentro’, theós, col significato di ‘dio’, -genés, col significato di ‘che genera, che produce’. Che genera il divino dall’interno, quindi. Il riferimento è a quella galassia di sostanze psicoattive capaci di alterare la coscienza. Alterare significativamente, possiamo aggiungere: sappiamo quanto anche un caffè abbia questo potere, ma ecco, non stiamo parlando dei sottili effetti sulla psiche esercitati dalla tisana d’alloro. Inoltre, più precisamente, il riferimento è a sostanze impiegate in tradizioni molte e disparate per perseguire uno sviluppo spirituale.
Dalla psilocibina all’ayahuasca, gli enteogeni sono al centro di un interesse e un dibattito in evoluzione, per cui questo nome si mostra strumentale, forte di una certa lungimiranza d’intenti; sono sostanze quasi ovunque illegali, normativamente associate a quelle più annichilenti — ma per gli enteogeni si esplorano anche nuovi impieghi terapeutici, e si sono guadagnati una certa fama nell’ambito della ricerca interiore (anche snaturando e spicciolando in ricreazione gli usi tradizionali, beninteso).
È un caso che ci mostra bene come è che le parole prendano forma e si cristallizzino nella considerazione generale, e come questo possa suggerire di usarne di nuove. Se l’allucinogeno nasce già con le mani nei capelli, lo psychedelic coniato dallo psichiatra canadese Osmond nel ‘57 parlava nobilmente di sostanze che rendono manifesta (dêlos) l’anima (psyké); le vicende dei due decenni successivi hanno però usurato la parola, incrostandola di giudizi che, per cambi di prospettiva, possono essere indesiderati. L’enteogeno ha un po’ l’aria di una rifondazione; si aggancia (in maniera schietta? in maniera pretestuosa?) a una dimensione sapienziale dell’uso di queste sostanze. In una questione così aperta, una vera parola del futuro.