Falce

fàl-ce

Attrezzo agricolo con lama ricurva e manico di legno, usato per tagliare le piante erbacee

dal latino: falx falce.

Considerare l'antichità di questo attrezzo dà le vertigini. Fu inventato prima delle città, perfino prima dell'agricoltura. Nel gesto di chinarsi, afferrare una mannella di steli e reciderli con una lama ricurva troviamo un gesto rivoluzionario, un balzo formidabile compiuto dalla nostra specie: la lungimirante azione del raccolto. Un gesto dimenticato, superato: quasi nessuno oggi usa la falce, né la piccola messoria con cui si tagliano le spighe stringendole nell'altra mano, né la grande fienaria (quella della morte, per intendersi) con cui si falciano steli che saranno raccolti in seguito. Ma non è un gesto dimenticato nella memoria delle parole.

Infatti anche se a poche persone, in vita loro, è capitato di usare una falce, il verbo "falciare" è usato comunemente da tutti, e nessuno ha dubbi su come possa essere usato. È un verbo che, dal colpo tagliente e preciso che recide le spighe alla base, figuratamente passa ad indicare la morte, la distruzione, la sconfitta, specie rapida e in massa. Inoltre è un gesto tanto violento quanto indifferente: il contadino senza dispiacere mette forza nel falciare steli, e uguale è il caso delle epidemie che falciano la popolazione, del professore che falcia i candidati, del campione di boxe che trionfante falcia gli avversari.

Parola pubblicata il 04 Settembre 2013

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