Frumento

fru-mén-to

Grano

voce dotta recuperata dal latino frumentum 'grano', derivato dal verbo frui 'godere, fruire di'.

In parole come questa la nostra lingua conserva un discernimento antico e fondamentale: è buffo che il termine 'frumento' ci paia soltato un nome più ricercato per indicare il grano.

Ora, proprio 'grano' era il termine popolarmente più in uso in Italia durante il medioevo (non lo è ancora oggi?), a partire dal granum latino. E granum è un termine eccezionalmente interessante, perché scaturisce da una radice antica che ritroviamo in quasi tutte le lingue d'Europa: una radice che significa non altro, giusto 'grano', una radice originale. 'Frumento' invece arriva per via dotta alle primissime battute dell'italiano, appena nel Duecento (secondo alcuni con un'influenza del francese). E per quanto il significato sia il medesimo di 'grano', mostra una differenza essenziale: il nome del frumento lo descrive in maniera squisitamente indiretta. Letteralmente, il frumento sarebbe ciò di cui si fruisce, ciò di cui si gode. Non è un nome stretto sulla concretezza dell'oggetto che denota (un nome di seme, un nome di pianta), ma piuttosto steso sulla sua funzione, sul suo valore, sulla sua piacevolezza — ai tempi dei tempi, per grazia di scarsità, osservati con una lucidità impressionante.

Compiere la piccola scelta di dire 'frumento' invece di 'grano' trasmette immediatamente la sensazione di un pensiero più ricercato, di una volontà di rispetto non pesante ma presente, di un'intenzione descrittiva che non conta di fermarsi ai grani ma di squadernare la loro funzione, forse in un immaginario rustico, certo in uno genuino; e inoltre il suono che si emette pronunciando 'frumento' produce il fruscio discreto del travaso dei semi, della mano che se li fa scorrere fra le dita, e forse già si adombra una fragranza.

Un carisma non dappoco.

Parola pubblicata il 03 Giugno 2019

Commenti